Blog

Sergio Sasso
19-11-2019

C’era una volta (in America) una lunga strada, un’automobile in viaggio, due coppie di mezza età che parlano di un matrimonio. È solo l’inizio del racconto biografico di Frank (De Niro finalmente all’altezza delle sue migliori interpretazioni), un uomo ormai anziano in un ospizio. 

Tags:

Marika Consoli
16-11-2019

Alle rovine terribili della storia Bruno Moroncini oppone questa monografia, edita per «Cronopio», che induce a riflettere sul nostro tempo in delirio, fucina di pensieri totalizzanti, dispotici, dissennati che passano attraverso l’esaltazione dell’individualismo a ogni costo, meccanica di corpi svuotati di ogni possibilità, se pure minima, di redenzione.

Tags:

Mariangela Sansone
30-10-2019

Who is the King of the Underworld?

Una lenta e agonizzante discesa negli inferi tra malavita, crimine e soldi sporchi. I bassifondi di Londra, latrina di sangue in putrefazione e violenza spietata, ospitano le guerre tra gang per la supremazia dell’Underworld. Nel 1930 due bande, l’italiana dei Sabini e l’inglese White, si contendono il dominio della criminalità londinese, lo sguardo si concentra soprattutto sulle vicende di Jack “Spot” Comer e di Billy Hill.

Tags:

Vanna Carlucci
26-10-2019

Recuperare un archivio. Precisamente, recuperare un mondo di tempo pieno di immagini: cinquecento videocassette girate da Enrico Ghezzi in trent’anni (dalla fine degli anni 70- inizi anni 80) acquisite e digitalizzate: Archivio. Anarchivio, nel rispetto della completa libertà e autonomia delle immagini. Quindi un archivio in movimento. Tempo rovesciato. Tempo che ritorna, immagine che è memoria che fantasma nella sua volatilità riportandosi in scena, nel presente, smontata, rimontata, recuperandone l’eccedenza e realizzare Gli ultimi giorni dell’umanità. Un film. E, se è vero che Niente è vero, tutto è possibile, allora sarà un (non)film di cento minuti e quindici ore.

Tags:

Elvira Del Guercio
20-10-2019

C'è una sequenza, in Zombi Child di Bertrand Bonello, frenetica, dai ritmi convulsi e spezzati, quella dell'incantesimo voodoo finale, in cui luoghi e momenti lontani si giustappongono, nel film due secoli differenti, contorcendosi su una linea temporale immaginifica, appannaggio puro della dimensione surreale, nel senso di un qualcosa che transita sopra la realtà effettiva, cui fa capo tutto l'andamento del film.

Tags:

Luigi Abiusi
23-09-2019

A prescindere dalle analisi, dalle verifiche in nome di equilibri narrativi, tenuta del tessuto, congruità dell'assunto ecc., che si potrebbero fare ogni volta esce un film di Tarantino, resta il piacere, spesso sottaciuto, inconfessato, per un palinsesto sempre plastico, luccicante, crepitante come nitrato: il gioco (linguistico), con tutte le sue infinite promesse inscritte nella finitudine di quella plastica, e offerto agli infanti, al costo di 75 cent.

Tags:

Mariangela Sansone
10-09-2019

“Un cerchio con diversi centri. Come è possibile? Non so, ma di fatto è così, ci sono cerchi che hanno più centri”

Tre città, Atene, Istanbul e Odessa, tre anime vagano inquiete, una prostituta ucraina, un profugo sudanese e un faccendiere turco; la storia è quella di un uomo, della sua vita e dei suoi ricordi. La memoria, unica e frantumata, narrata da corpi diversi, in luoghi diversi, in un tempo frammentato, le cui linee anacronistiche si rincorrono e si sovrappongono. Diversi piani temporali si intersecano rendendo il fluido narrativo unico, esattamente come le reminiscenze degli uomini confluiscono in una sola direzione: la storia, dove la storia di uno, di molti, è la storia dell’umanità, un’umanità ferita e dolorante. Il dolore è la direttiva lungo la quale corre e si dispiega il filmico di Partenonas, di Mantas Kvedaravičius, presentato in concorso alla trentaquattresima Settimana Internazionale della Critica, un racconto di pelle livida, calpestata e tumefatta, che emana l’inconfondibile odore di morte, in un non luogo dell’essere.

Tags:

Giulio Vicinelli
05-09-2019

Il rione Sanità, uno dei quartieri più “difficili” di Napoli, la gente del “sistema”, Il sindaco, Antonio Barracano, boss del quartiere che amministra la sua giustizia secondo criteri di ferrea equità, la sua equità, l’hip-hop di area partenopea che fa da sfondo, gli interni domestici soverchi d’ori, velluti e colonne. A considerare solo questi pochi elementi il film di Martone sembra non segnare differenza alcuna rispetto alla dilagante allure gomorriana, che ormai acriticamente, come una moda, fa da referente orientativo per la rappresentazione schermica della napolitaneità.

Tags:

Luigi Abiusi
02-09-2019

Non tanto lo scrittore, categoria troppo circoscritta, ormai una specie di mestiere oggi, quando ci si intrattiene intorno a bagatelle in estasi da paratassi (perchè la coordinazione e la subordinazione si sono perse tra le deiezioni dell'ultra-contemporaneo), da vezzi, lemmi di plastica, con le zazzere artatamente scompigliate di spume e le barbe azzimate, profumate; quanto l'essere, nudo, che accede a un altro livello, un'altra dimensione, quella della comprensione «del linguaggio dei fiori e delle cose mute», che è nella Benedizione baudelairiana scrutata da Martin Eden all'inizio del film, così attratto da questo affastellamento di mistero che è il libro, quando ancora era uno spirito vergine, rozzo ma già vorace di poesia, cioè di quel significato latente, quel manto di silenzio e di segno che solo dà senso alle cose.

Tags:

Elvira Del Guercio
02-09-2019

La pelle squamata, grigio metallo, affilato di Hayat, la chioma corvina e l'ostinazione silente, placida. Con questi tratti, e quindi col suo unico corpo, di femmina, la dodicenne Hayat decide di sfidare la tradizione "dei padri", di porsi al loro stesso livello abbattendo l'imperituro muro di coercizione innalzatosi nel corso dei secoli sulle donne, costrette a concedersi al mare per assicurare prosperità alla popolazione. Ma Hayat in arabo significa vita, e la protagonista di Scales ne è la deflagrazione e naturale, vivido recupero fin dai suoi primi battiti.

Tags:

Archivio

Teniamoci in contatto