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Sergio Sasso
01-08-2020

Xavier Dolan torna alla semplicità narrativa e al desiderio di leggerezza dei suoi esordi. Matthias e Maxime è la storia di due amici, legati sin dall’infanzia, che si scoprono amanti nell’età adulta. In realtà al talentoso regista non è il soggetto (ormai simile a sue opere precedenti) ad interessare ma le sfumature “sensibili” (e cinematografiche) che implica. Dolan è uno dei pochi che sa dialogare con la macchina da presa e sa mettere in scena le “intime” contraddizioni.

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Giulio Vicinelli
08-07-2020

Totò Che Visse Due Volte, favolaccia delle favolacce, me lo concedano i D’Innocenzo, in tre favolette cupe, i tre capitoli del film, in cui muovono le gesta picaresche dei figli ultimi della Ricotta pasoliniana, i figli ancor più degradati e vilipesi, ed anche favolaccia di novella inquisizione, la storia delle vicissitudini del film e della sua distribuzione, in una Italia da processi alle streghe che danna alla gogna questa pellicola invereconda a partire dal lontano1998, l’anno del suo passaggio veneziano.

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Giulio Vicinelli
07-07-2020

Dei molti discorsi possibili a proposito di, e a partire da, La Mafia Non È Più Quella D’una Volta scriverei qui solamente di un significato di seconda battuta, una riflessione emergente a posteriori e angolata secondo una prospettiva prettamente comunicazionale. La mafia è uno straordinario capolavoro dell'evoluzione di specie, se pensiamo che, ben più di ratti e blatte, ha saputo sviluppare un'incredibile capacità di adattamento e sopravvivenza ai mutamenti di contesto e d’ambiente.

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Cinzia Giordano e Elvira Del Guercio
21-05-2020

Il vostro film è intriso di una specie di realismo magico volto al contrario: è una favolaccia, appunto, che mi ha ricondotto alle sensazioni provate in infanzia leggendo le fiabe dei fratelli Grimm, ma anche Marquez o Calvino all'università. Per questo vi chiedo: avete avuto dei riferimenti letterari (ma anche cinematografici) precisi per dare forma a questa "maniera" stilistica?

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Cinzia Giordano
04-03-2020

Già dallo scatto con cui si apriva il libro fotografico Farmacia notturna, si sarebbe potuto intuire il desiderio dei fratelli D’innocenzo di ricercare la purezza nuda dei bambini, raccolta nella luce lattiginosa, adesso così drammaticamente offerta al mondo che la degrada in favolaccia, non epidermicamente (anzi, a tavola Pietro si preoccupa di produrre detergenti adatti alla loro sensibilità di pelle e occhi) ma nelle profondità psicosomatiche.

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Cinzia Giordano
01-03-2020

Da Hong Sang-soo ci si sarebbe aspettati il discorso modulato sul tempo che è diventato cifra stilistica (per altri manierismo) del suo cinema: un tempo che si vuole destituire di identità e sicurezza d’esistere, solo prima facie paradossalmente nell’anima riproduttiva del cinema: è proprio nel ritornare (in fiume alcolico riversato su tavoli grandi abbastanza da riempire il fuoco delle inquadrature, orbita di volti, amori, dolori) reso possibile dal montaggio, che esso stesso si sfibra nelle inferenze di un passato non dichiarato tale, di un futuro pronto a inghiottire il giorno che sorge (The day after).

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Vanna Carlucci
13-12-2019

«Ma allora qual è la verità? Quello che penso io di me, quello che pensa la gente o quello che pensa quello là dentro...».

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Domenico Saracino
07-12-2019

Il mito come grande contenitore narrativo-espositivo, il divino neoplatonico e l’anima mundi, identità e sessualità, natura e città, la ricerca e la definizione di una propria voce, dell’articolazione del proprio linguaggio: sul piano tematico la continuità tra Dei, suo primo film di finzione, e Dentro di te c’è la terra, ultima opera audiovisiva non fiction del poliedrico artista pugliese Cosimo Terlizzi, presentata nella sezione Onde del 37esimo TFF, appare evidente.

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Sergio Sasso
01-12-2019

“Marriage Story” inizia con il volto/maschera di Scarlett Johansson/Nicole e la mente va a “Persona”, film di Ingmar Bergman che infonde paura e desiderio di vedere il proprio Io nell’abisso della messa in scena. Questa è non solo la “storia di un matrimonio” tra person(a)e ma anche tra linguaggi (cinema, teatro, suoni, immagini), è un eterno dialogo (verbale e scritto, conciliante e contrastante) sulla (im)possibile “unione” tra form(a)e di rappresentazione.

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Sergio Sasso
19-11-2019

C’era una volta (in America) una lunga strada, un’automobile in viaggio, due coppie di mezza età che parlano di un matrimonio. È solo l’inizio del racconto biografico di Frank (De Niro finalmente all’altezza delle sue migliori interpretazioni), un uomo ormai anziano in un ospizio. 

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