1. Dracula (2025), l'ultimo film di Radu Jude, inizia con un'epigrafe di lusso: «oh gentile lettore, troveresti un racconto in tutto».
Agnès Varda ha sempre filmato come si raccoglie: senza pretendere di possedere quello che si trova. Nel dizionario, «glaner au figuré, se dit des choses de l'espirit» - fatti, gesti, impressioni, emozioni. "Pour ce glanage-là, il n'y a pas de législation", dice in Les glaneurs et la glaneuse (2000). Per questo tipo di raccolta non esiste legge. E questa assenza di legge è anche un'etica del cinema: non si documenta, non si costruisce, si raccoglie. “C'est-à-dire, c'est ça, mon projet: filmer d'une main mon autre main" e riprendersi è la "même chose, en fait" di un autoritratto di Rembrandt.
Nel 1973 Fellini firmava il contratto con il produttore Dino De Laurentiis; tre anni dopo e altrettanti ripensamenti e cambi di produzione e di troupe, veniva alla luce il suo film più stratificato e complesso – quello che Fabrizio Borin definisce «film della crisi» –, ossia Il Casanova di Federico Fellini.