C’è un momento, verso la fine di Tre piani, in cui una ragazza si separa dai propri genitori per andare a vivere in Spagna. Li saluta con la mano, prima timidamente, poi con un gesto sempre più vigoroso e convinto. 

Era forse l’immagine più luminosa di un film doloroso e radicale, che sembrava riporre tutta la propria residua fiducia nelle nuove generazioni: nei figli che acquistano consapevolezza delle proprie capacità e si dimostrano finalmente capaci di liberarsi dall’amore – spesso soffocante, talvolta persino tossico – dei propri genitori. Era un film doloroso che non concedeva nulla né ai personaggi né allo spettatore, ridimensionando la presenza in scena di Nanni Moretti e rinunciando a quasi tutti quegli elementi che il pubblico, con il tempo, ha associato al suo cinema.

Cinque anni dopo, tornando ancora una volta a lavorare con un soggetto non originale e utilizzando la letteratura di Eshkol Nevo come spunto iniziale, Moretti sembra riprendere il filo esattamente da lì, dopo aver dato al pubblico ciò che voleva con Il sol dell’avvenire, amarcord «stramorettiano» che ha segnato – a questo punto possiamo confermarlo – la fine di un’epoca, di uno stile. Succederà questa notte è un film allo stesso tempo in continuità e profondamente diverso da Tre piani: più dolce, più romantico, infinitamente meno severo con i propri personaggi. Un film dal «cuore affamato» (Lev Ra’ev), come quello evocato dal titolo originale in ebraico della raccolta di racconti di Nevo, riferimento ovviamente a Hungry Heart di Bruce Springsteen, canzone che diventa centrale nel testo e nel film, in un momento di vertigine documentaristica in cui Moretti innesta nella finzione le riprese del concerto del Boss a San Sebastián.

Entrambe le opere, letteraria e cinematografica, affermano che gli esseri umani costruiscono legami perché costantemente mancanti, protesi verso ciò che ancora non possiedono e possono solo desiderare. Succederà questa notte racconta così la tensione continuamente irrisolta tra ciò che abbiamo costruito nella vita e ciò che continuiamo a sperare per noi stessi, nonostante quello che già abbiamo ottenuto. Ed è per questo che ancora una volta, come in Tre piani, diventano fondamentali le dissolvenze a nero, dopo le quali ritroviamo – passati diversi anni – i protagonisti alle prese con nuove insoddisfazioni con cui fare i conti e all’interno di configurazioni famigliari sempre diverse.

Se Tre piani era genericamente europeo, ambientato in un contesto geograficamente indefinibile – altro elemento inedito per Moretti – stavolta il suo cinema si fa esplicitamente transnazionale. Lo è nelle ambientazioni – la Norvegia, la Spagna, l’Italia – nelle lingue che si sovrappongono – italiano, francese, inglese – e nella stessa natura della coproduzione tra Italia, Francia e Spagna. E si fa ancora più chiaro il debito nei confronti del cinema di Pedro Almodóvar, già inevitabile in Tre piani, con quell’incidente automobilistico che apriva il film come in Tutto su mia madre, nel tono esagerato e melodrammatico del racconto, nella scelta di affidare a Margherita Buy il compito di incarnare la trasformazione del cinema morettiano come Penélope Cruz aveva fatto con il cinema del regista spagnolo. Ma la vicinanza tra Moretti e Almodóvar riguarda soprattutto un nuovo respiro, un ritmo, un passo differente che il cineasta romano sembra aver trovato per sé. Se fino a questo momento il suo cinema aveva lavorato principalmente sulla breve unità della cronaca, su un tempo contingentato, in Tre piani e Succederà questa notte troviamo una narrazione ellittica, dilatata su più decenni, che riflette in maniera profonda sul passare degli anni e sui cambiamenti dei personaggi nel lungo periodo.

Moretti stavolta accetta finalmente il mélo, ne accoglie l’imbarazzo, la sensualità, persino una certa sfacciataggine sentimentale. Non ha più paura che i personaggi dicano, o gridino, ciò che provano. Greta e Matteo, ovvero Jasmine Trinca e Louis Garrel, si incontrano nel momento sbagliato e continuano per anni a mancare il momento giusto. Lei si è appena sposata quando lui la vede per la prima volta su un campo da tennis. Lui ha già alle spalle una relazione e un figlio. Le loro esistenze continuano a procedere parallelamente, si formano altre famiglie, arrivano altri figli, altri legami, altre responsabilità.

Diventa così essenziale la musica di Alberto Iglesias – altro punto di contatto con Almodóvar – capace di fare ciò che Moretti per decenni ha evitato. Quello di Moretti è, del resto, il cinema di un autore sentimentalissimo e, contemporaneamente, sospettoso nei confronti dell’esibizione del sentimento, rispetto alla quale ha sempre costruito una serie di dispositivi di difesa. La musica interrompeva la narrazione, la sospendeva, creando il solo spazio nel quale i personaggi potevano immaginare un’alternativa alla realtà che stavano vivendo, essere davvero sé stessi ed esprimersi come volevano. Stavolta, invece, le composizioni di Iglesias attraversano il film, non mettono tra parentesi la narrazione. E se la storia di Matteo e Greta procede attraverso incontri, separazioni, ellissi e ritorni, la musica ricuce ciò che il montaggio necessariamente separa.

In fondo, Succederà questa notte continua a raccontare una delle grandi ossessioni dell’ultimo Moretti: la difficoltà di essere genitori e il peso dell’amore genitoriale che i figli si trovano a dover gestire. Era già il tema doloroso de La stanza del figlio. Tornava, sotto forme diverse, in Mia madre. Diventava quasi patologico in Tre piani, dove l’amore dei genitori finiva per essere un ostacolo e la paternità assumeva forme apertamente problematiche. Erano i personaggi femminili, in quel caso, a opporsi all’ostinazione maschile, mettendo in discussione la convinzione degli uomini di essere sempre nel giusto: il giudice integerrimo di Moretti, il padre ossessionato di Scamarcio e quello assente di Giannini, inamovibile nel proprio odio verso il fratello. Erano loro a inserire i punti di domanda alla fine delle affermazioni perentorie dei mariti, a proporre una prospettiva diversa sulle cose che accadevano. Stavolta, invece, anche i personaggi femminili mostrano le proprie ambiguità e asperità, e sono i giovani – anzi, i giovanissimi – a dimostrarsi più lucidi degli adulti, a restituire loro la misura delle cose. È un ribaltamento significativo all’interno di un cinema popolato per decenni da adulti che parlavano ad altri adulti e in cui i figli erano spesso il punto cieco attorno al quale si organizzavano le loro idiosincrasie.

Per questo Succederà questa notte può essere letto come una sorta di controcampo luminoso di Tre piani. Lì ogni salto temporale restituiva personaggi sempre più soli e disperati. Qui il trascorrere degli anni contiene invece una promessa. Se in Tre piani Moretti osservava con terribile fermezza le conseguenze irreversibili delle nostre scelte, adesso realizza un film fondato sulla possibilità opposta: non tutto ciò che abbiamo mancato è perduto per sempre. Esistono seconde occasioni. Le persone possono cambiare. Un sentimento può attraversare gli anni senza esaurirsi. Si può arrivare terribilmente tardi e, qualche volta, arrivare comunque in tempo.

Ed è commovente, oggi, trovarsi davanti a un film così profondamente vicino ai propri personaggi, che rifiuta la tendenza sempre più frequente a scambiare l’odio esibito verso i buoni sentimenti per il non plus ultra della lucidità di pensiero. Con Succederà questa notte, Moretti rinnova la propria fiducia in un cinema assolutamente privo di quel cinismo che è invece diventato la regola per molti altri registi.  

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