Una casa dai muri crepati, che vacilla a partire dalle sue fondamenta; è con questa immagine che si apre Sentimental Value, il film di Joachim Trier che, dopo The Worst Person In The World, continua a indagare l’interiorità dei protagonisti frammento per frammento, tanto più in relazione alle fragilità della famiglia.

Il motore della vicenda è il ritorno del padre di Nora e Agnes, Gustav, regista di successo da tempo inoperoso, durante la veglia per la morte della loro madre. Rientra, dopo tanti anni, tra quelle mura che ora gli sono ostili, sotto lo sguardo delle due figlie, deluse, amareggiate. Infatti le loro vite sono rimaste segnate dall’assenza di una figura paterna solida: Nora, primogenita, è un’attrice teatrale che soffre d’ansia prima di entrare in scena; Agnes è una ricercatrice universitaria, staticamente “accasata”. Dopo un’infanzia trascorsa a origliare le conversazioni private degli adulti nell’altra stanza, attraverso l’eco interno della stufa, le due giovani donne sembrano essere state confinate, ognuna a suo modo, in un insostenibile equilibrio.

Tuttavia, il padre non ricompare a mani nude, con il solo intento di dar pace a vecchi rancori, ma, anzi, porta con sé una sceneggiatura. Vuole raccontare la storia di sua madre, morta suicida in quella casa, quando lui era bambino, e vuole che a interpretare quel ruolo sia proprio Nora, la quale però rifiuta la proposta. Gustav inizia allora a lavorare sulla parte con un’attrice americana di ampia fama, ma non ci sarà verso: il ruolo aderisce irrimediabilmente alla voce, al corpo, al nome, al tormento della figlia. Nora troverà il coraggio di abbracciare quella parte e farla sua soltanto dopo un intenso confronto con la sorella, la quale le confessa che la propria forza deriva unicamente dall’impronta che lei è riuscita a darle, sopperendo alle mancanze genitoriali durante l’infanzia.

Alludendo a Bergman nello spirito, tra Persona per i primi piani nell’ombra, che spesso confondono e fondono le identità dei personaggi, e Il posto delle fragole per il sostanziale principio di reminiscenza, Sentimental Value invita dunque ad abitare i propri vuoti. Con reiterazioni e meccanismi autoriflessivi, il film si sofferma sul rapporto padre-figlia – rispettivamente Stellan Skarsgård e Renate Reinsve – e sul motivo del ritorno; sul rifluire verso quei luoghi a cui si è smesso di appartenere, ma che si cerca strenuamente di trattenere nella memoria: nel tentativo di trasformare il dolore di Nora e i ricordi in cinema, il padre vuole, in ultimo, restituire forma artistica al “valore sentimentale” delle cose.

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