Il fotogramma appartiene a Chan Chan, città costruita interamente sulla terra, oggi erosa, aperta, silenziosa.
Non si tratta di una rovina spettacolare né di un monumento verticale: quello che vediamo è un'estensione orizzontale di muri bassi, cortili vuoti e rilievi usurati. L'immagine non si impone; rimane. In questa permanenza si gioca la sua potenza.
L'inquadratura panoramica rafforza questa idea. La macchina da presa non privilegia un punto di vista centrale; osserva una topografia di resti. Il cielo occupa gran parte del piano, evidenziando la condizione esposta del sito. Chan Chan appare come un corpo aperto, senza tetto, senza abitanti visibili, dove l'architettura è stata restituita al paesaggio. Non c'è opposizione tra natura e cultura: entrambe si sono mescolate su una stessa superficie erosa.
Il fango che persiste a prima vista mostra resti di costruzioni in fango, che con le loro forme ci mostrano la storia di un passato come cittadella dove la gerarchia della società ha permesso al passato di non scomparire e può essere ricordata e visitata per conoscere e comprendere le sue tecniche così come la sua organizzazione sociale.
Lo sguardo contemplativo di Chan Chan ci trasporta in un'altra epoca, con ogni particolarità associata alla sua permanenza, alla sua validità come attrazione turistica di attuale interesse archeologico, per il suo importante significato culturale.
Questa città, capitale del regno Chimú, fu saccheggiata e distrutta dagli Incas, pur continuando a venire abitata poi; con l'arrivo del Virreynato continuò ad essere saccheggiata, perdendo i suoi principali pezzi archeologici così come sculture e mummie.
Queste tracce rimasero come espressione di gesti e di memoria materiale, che diventano linguaggio universale che comunica la sua storia.
A causa delle alternanze termiche, dei movimenti tettonici, delle inondazioni e dei fenomeni naturali è stata compromessa la sua struttura, con crolli in molte zone degli edifici. Nonostante tutti questi fattori, i resti di questa grande cittadella di fango, considerata la più grande del continente, sopravvivono al tempo.
Oggi si osserva un'immagine monocromatica, che contraddice la sua vera esistenza ancestrale, caratterizzata dalla policromia e dal verde dei suoi giardini.
La memoria di Chan Chan non è mai stata completamente persa, ma rimane un enigma.