risultati per tag: cinema

  • A person is transformed into an icon by a kind of violent, flattening rupture. Emma Goldman has been made into such an icon many times over. During her lifetime, it was as “the most dangerous woman in America,” posthumously as perhaps the most famous anarchist in Anglophone history — for most, however, as the name attached to a likely apocryphal quotation. Onscreen, she has been the subject of stodgy PBS documentary, and a bit player in a handful of others She was portrayed most famously in Warren Beatty’s Reds, as a kind of earthy (and fully Americanized) matron.

  • Il mito come grande contenitore narrativo-espositivo, il divino neoplatonico e l’anima mundi, identità e sessualità, natura e città, la ricerca e la definizione di una propria voce, dell’articolazione del proprio linguaggio: sul piano tematico la continuità tra Dei, suo primo film di finzione, e Dentro di te c’è la terra, ultima opera audiovisiva non fiction del poliedrico artista pugliese Cosimo Terlizzi, presentata nella sezione Onde del 37esimo TFF, appare evidente.

  • Già dallo scatto con cui si apriva il libro fotografico Farmacia notturna, si sarebbe potuto intuire il desiderio dei fratelli D’innocenzo di ricercare la purezza nuda dei bambini, raccolta nella luce lattiginosa, adesso così drammaticamente offerta al mondo che la degrada in favolaccia, non epidermicamente (anzi, a tavola Pietro si preoccupa di produrre detergenti adatti alla loro sensibilità di pelle e occhi) ma nelle profondità psicosomatiche.

  • In Abigail Child’s diverse and prodigious artistic career, Mayhem (1987) represents one, very specific type of exploration. Coming at the spectator like a violent cut-up, it mixes her filmed images from New York’s Lower Eastside in 1985 and 1986 with various old movie samples, plus a soundtrack comprised of audio fragments (also sampled) alternated with improvisations from a gang including Christian Marclay and Shelley Hirsch. It has the rawness and insider-vibe of an “art school confidential” exercise in mimickry and playful subversion – but taken all the way, an over-fifteen minute montage sequence that rarely eases off in its blistering intensity.

  • I mostri dell’isola.

    Quasi tutti i mostri cinematografici vivono su un’isola, in uno spazio raccolto e remoto, circondato dal mare, che contribuisce a mantenere segreta la loro esistenza – a meno che ,certo, un regista curioso (e avventuroso) non decida di andare a verificare sul posto, come avveniva nel primo King Kong (Cooper e Schoedsack, 1933), l’attendibilità della leggenda. Da vero conoscitore dei gusti del pubblico, il regista si porta dietro una bella ragazza (non importa che sia o no un’attrice, non importa se sappia recitare o no), da inserire comunque nel film, perché una storia d’amore ci sta sempre bene.

  • Il «mostruoso» si potrebbe definire come un’interferenza nell’ordine delle cose: è mostruoso qualunque evento che provoca, attraverso la sua sconcertante stravaganza, la sua eccedenza, uno strappo violento nel tessuto del quotidiano e che non si capisce bene da dove provenga: è il non completamente focalizzato (registrare la messa a fuoco, ritardarla, procrastinarla, fingerla, è anche una maniera per non lasciarci assorbire dal mostruoso, evitando il faccia a faccia che ci perderebbe). Il mostruoso è il senza fissa natura, perché partecipa nello stesso tempo, e disordinatamente, di molte nature eterogenee insieme (il Capriccio) o di nessuna (l’Ombra). La reazione al mostruoso è la Nausea, che insieme anima l’inerte e si rifiuta di assimilarlo. Nausea che si può considerare, in un certo senso,anche come una forma estrema (e mostruosa) di reticenza.

  • Xavier Dolan torna alla semplicità narrativa e al desiderio di leggerezza dei suoi esordi. Matthias e Maxime è la storia di due amici, legati sin dall’infanzia, che si scoprono amanti nell’età adulta. In realtà al talentoso regista non è il soggetto (ormai simile a sue opere precedenti) ad interessare ma le sfumature “sensibili” (e cinematografiche) che implica. Dolan è uno dei pochi che sa dialogare con la macchina da presa e sa mettere in scena le “intime” contraddizioni.

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