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  • SCENA I

    [L’opera fu rappresentata originariamente in una sala cinematografica e i personaggi fanno riferimento a un film proiettato. Secondo altri contesti di montaggio è possibile una descrizione alternativa di ciò che vedono e del luogo dove si trovano].

     

    Edipo e Antigone entrano caricando valigie

     

    EDIPO: Che vedi?

    ANTIGONE: Non si vede granché

    EDIPO: Che dicono? Di che cosa parlano?

    ANTIGONE: È un film muto

    EDIPO: Davvero? E come proseguiamo? E, innanzitutto, dove ci troviamo?

    ANTIGONE: Di fronte al palazzo

    EDIPO: Me ne rallegro. Ho detto che me ne rallegro. E tu?

    ANTIGONE: Sono qua

    EDIPO: Così va meglio. Chiamami padre. Non è così che bisogna fare? Chiamami cosi. Va bene?

    ANTIGONE: Padre…

    EDIPO: Che lo sappiano. Che si sappia

    ANTIGONE: Ho paura

    EDIPO: Non dire così

    ANTIGONE: Quindi starò zitta

    EDIPO: Ed io? Eh? Sei qui? Anti, rispondi a tuo padre! Ehi! Rispondi! Non c’è nessun altro qui? Sembra quasi che sia solo no?

    ANTIGONE: Sono qui

    EDIPO: Bene. Così va meglio. Dimmi, c’è qualcosa davanti a me? Qui?

    ANTIGONE: Un film

    EDIPO: Di che genere è?

    ANTIGONE: È un film di terrore

    EDIPO: Che bello!

    ANTIGONE: Però è muto

    EDIPO: Raccontami di più

    ANTIGONE: Non si capisce, te l’ho detto, è un film muto

    EDIPO: Si muoveranno almeno le ombre

    ANTIGONE: Le ombre, si

    EDIPO: Ci sarà qualcuno che muove le labbra

    ANTIGONE: Si, questo si

    EDIPO: Bene, allora, decifra, per dio!

    ANTIGONE: Parlano in un’altra lingua

    EDIPO: Una lingua arcaica?

    ANTIGONE: Ho l’impressione che parlino una lingua a parte

    EDIPO: Che bello

    ANTIGONE: Sembra che l’opera sia a proposito… a proposito di un tradimento

    EDIPO: Ahi!

    ANTIGONE: Che?

    EDIPO: Mi fa male il piede. È gonfio

    ANTIGONE: Lo so

    EDIPO: Fa qualcosa

    ANTIGONE: Non c’è niente da fare

    EDIPO: Oh, questa sì che è buona. Non ci sarebbe quindi nulla da fare

    ANTIGONE: Nulla

    EDIPO: Non sono sordo. Mi fa male il piede. Questa non è una ragione per arrabbiarsi, vero? Sei qui? Non c’è nessuno più in là? Si, si, capisco. È un posto unico. Un teatro. Un posto unico predisposto dalla città per favorire incontri. Un posto sospettoso. Il posto ideale per incontri sospettosi. È qui che vengono a incontrarsi gli amanti colpevoli. Ambiente vellutato. Il posto perfetto per rigirare i fatti a nostro favore, non è così? Anti. Dove sei? Ah, perfetto, si è arrabbiata

    ANTIGONE: No, padre, non sono arrabbiata

    EDIPO Ahi, ahi, ahi!

    ANTIGONE: Stai meglio?

    EDIPO: Si grazie. Va bene, continua a raccontare, che altro c’è

    ANTIGONE: La scena è cambiata

    EDIPO: Che cosa viene mostrato?

    ANTIGONE: Nulla

    EDIPO: Si suppone che cose di questo tipo dovrebbero piacerci?

    ANTIGONE: Non c’è nessuno

    EDIPO: Adesso non c’è nessuno o è sempre stato così?

    ANTIGONE: Non saprei dirtelo

    EDIPO: Questa è la migliore. E che se suppone che dovrei fare io?

    ANTIGONE: Aspettare

    EDIPO: A chi?

    ANTIGONE: Bene, chiedi

    EDIPO: Quindi c’è qualcuno

    ANTIGONE: Se vogliamo…

    EDIPO: È a richiesta? C’è qualcuno a cui chiedere?

    ANTIGONE: Vedo a qualcuno di là. Dall’altro lato delle ombre

    EDIPO: Che ombre?

    ANTIGONE: C’è un film di terrore

    EDIPO: E quindi?

    ANTIGONE: Dall’altro lato c’è gente

    EDIPO: Non si dice “le ombre”. Si dice “un film”. Si dice “dell’altro lato dello schermo c’è gente”. Non è necessario dire “le ombre”. Fanno paura, le ombre, Sono cieco

    ANTIGONE: C’è qualcun altro, lì, dietro di noi

    EDIPO: Davvero? Questo è nuovo?

    ANTIGONE: I miei occhi si stanno abituando all’oscurità

    EDIPO: Mi ascolti! Lei! Dove si trova?

    GUARDIA: Sono qui

    EDIPO: Venga, per favore

    GUARDIA: Per far che?

    EDIPO Venga da questa parte. Io non posso venire verso di lei. Sono cieco.

    GUARDIA: E allora?

    EDIPO: Questo dovrebbe rallegrarlo. Un cieco nel teatro è di buona sorte

    GUARDIA: Io non lo vedo. Non posso sapere se lei è cieco per davvero

    EDIPO: La diffidenza. Ah, Danimarca, ti riconosco. Sempre la diffidenza!

    GUARDIA: Non ho il diritto di venire verso di voi. Questa zona… ah! È pericolosa!

    EDIPO: Lei ha paura dei ciechi

    GUARDIA: Ci sono cose che cadono. Da sopra. E, in più, non posseggo… autorizzazione. Lì dove si trova lei è un’altra tariffa

    (si ascoltano risate di bambini)

    GUARDIA: lo vede, è questo

    EDIPO: Bambini? A quest’ora? Perché non stanno dormendo?

    GUARDIA: Giustamente, dormono. Hanno incubi e tirano cose

    EDIPO: Quali cose?

    GUARDIA: Libri. Libri di scuola

    EDIPO: I più pesanti

    ANTIGONE: Padre, andiamocene di qua

    EDIPO: E il film? Tu mi dirai che è normale. Siamo in un cinema. Però bene, è qui dove ci hanno detto di venire, vero?

    ANTIGONE: Qualcuno ci ha preso in giro. Non si riceve la gente in un posto così. Tu stesso lo hai detto. Questo è per incontri sospettosi. Non incontreremo un luogo di accoglienza

    EDIPO: È perfetto. È il posto indicato. Caro amico, si trova ancora qui?

    GUARDIA: Si, sono qui

    EDIPO: Mi faccia la cortesia di chiamare a qualcuno

    GUARDIA: A chi?

    EDIPO: A una autorità della città. Dev’esserci qualcuno che comandi qui, certo? Un’autorità

    GUARDIA: Il municipio è di fronte

    EDIPO: Perfetto allora. Vada. Io ci andrei lieto, ma ho paura dei controlli. Le mie carte non sono in regola

    GUARDIA: Quindi sarà meglio passare inosservato

    EDIPO: Un grande saprà riconoscere a un altro grande. Vada, e gli dica che un anziano cieco sta qui, accompagnato da sua figlia. Lui capirà

    GUARDIA: Andrò

    EDIPO: Se n’è andato

    ANTIGONE: Ho paura che sia ancora qui

    EDIPO: Quindi non ha capito nulla

    ANTIGONE: Siamo nel teatro lo sai

    EDIPO: Lo so

    ANTIGONE: Lui è venuto a vedere un’opera di teatro

    EDIPO: Ahi!

    ANTIGONE: Rimarrà fino al finale. Andrà poi, quando sarà troppo tardi. Quando arriverà, incontrerà una sala chiusa a chiave

    EDIPO: Ahi, le mie pastiglie per favore. Questo ricomincia, mi fa male di nuovo.

    ANTIGONE: È normale. Qui fa freddo

     

    SCENA IX

     

    Edipo arriva nel lato della pioggia con Antigone

     

    DOGANIERE; Documenti per favore

    EDIPO: Li tiene mia figlia

    ANTIGONE: Eccoli

    DOGANIERE: Grazie (Osserva i documenti). Antigone… è questo il tuo nome?

    ANTIGONE: Sissignore. Il visto di uscita si trova nell’ultima pagina

    DOGANIERE; Antigone… Quindi lei è contraria alla libera concorrenza?

    EDIPO: Mia figlia non si occupa di politica, grazie a Dio

    DOGANIERE: E allora, perché Antigone?

    ANTIGONE: Chiedetelo a mio padre

    EDIPO: Me ne sono dimenticato

    DOGANIERE: Nazionalità?

    EDIPO: Astronomia

    DOGANIERE: Indirizzo?

    EDIPO: Geografia

    DOGANIERE: Matite colorate, portamine, biro?

    ANTIGONE: Tutte e tre

    DOGANIERE: Mostrale

    ANTIGONE; Eccole

    DOGANIERE: Queste non sono matite, sono armi

    EDIPO: Davvero? È possibile. È così che uno si converte in cieco

    DOGANIERE: Aspetta, chiamerò la direttrice (Exit doganiere)

    EDIPO: Perché, per dio! Sempre la stessa storia. In ogni frontiera, la stessa diffidenza

    ANTIGONE: Pazienza, padre. Finiranno per lasciarci passare

    EDIPO: Alla fine dell’umiliazione di rigore. Siamo perduti. Scopriranno che i nostri documenti sono strani. Che l’indirizzo non corrisponde. Diranno che un cieco non può essere posseduto dagli astri, che un mancino non può comprendere la consegna dell’acqua e la bellezza delle montagne. Finiranno per dubitare dei nostri nomi (Entra una doganiera)

    DOGANIERA: Siete voi i rifugiati?

    EDIPO: Non siamo rifugiati, siamo turisti

    DOGANIERA: Mostrate il denaro!

    EDIPO: Possiedo il credito di un bastone. Ho i miei denti di oro puro. La gamba ripiena di banconote, e non banconote qualsiasi. Sono banconote di coltura. Si moltiplicano. Provocano dolore alla gamba, ma aiutano ad arricchirmi

    DOGANIERA: Mezzo di trasporto?

    EDIPO: La mia gamba non le sembra sufficiente?

    DOGANIERA: No

    EDIPO: Questa gamba è un cavallo, è ciò che mi spinge all’appuntamento finale

    DOGANIERA: Chi li aspetta?

    EDIPO: Mia figlia

    DOGANIERA: Conosce a qualcuno in questo paese?

    EDIPO: Al re. Lo chiami

    ANTIGONE: Si fermi. Come ha potuto vedere, mio padre non può fare danno a nessuno. È stato espulso dalla sua terra e perseguitato. Ancora lo perseguono, di paese a paese, di città in città. Siate umani, siate cristiani

    DOGANIERA: Né l’uno né l’altro! (Assume la posa di una stella)

    EDIPO: Lo sapevo. Lei è una stella.

    DOGANIERA: No, solamente impedisco alle stelle di entrare nel mondo. E impedisco alla gente del mondo di andare a schiantarsi nel cielo. Sennò, da molto tempo il cielo sarebbe accecante

    EDIPO: Ahi, ahi!

    ISMENE: Padre, sei qui

    EDIPO: Figlia mia! Figlia amata!

     

    SCENA XIII

     

    QUADRO A DESTRA: (voce di Edipo): Chi mi catturerà contro la volontà dei miei compagni?

    QUADRO A SINISTRA: Gli dei vedono bene, anche se vedono dopo

    QUADRO AL CENTRO: Il fogliame innominabile del nume protetto contro il sole

    EDIPO: Per la prima volta, la destra, la sinistra e il centro sono d’accordo. Io credo nell’unanimità. Tutti mi chiamano, è evidente. Sento questo richiamo che mi disgusta. Ho sonno. Un sonno fruttato e aspro come il latte della patria che miagola. Un sogno mortifero e strambo, figlio di uno sciame di api. Mi circondano scherzose. Coronano la mia crosta. Vedo l’hotel di fronte alla stazione: Douce France. Sento venire i miei amati starnuti, come una chiamata freddolosa di capperi, come scoppi di allegria. Come le campane ostinate e spinose della mia città natale. Già vedo avvicinarsi i sentieri che tesse il ragno croccante: tutto questo odora a olio di carezza, il pane secco, il cuoio umido. Odora, odora: ah Antigone, l’aqua velvasta in mezzo a noi. Chi va là? L’ingombrante?

    ANTIGONE: La tua voce è mutata. Le tue parole guadagnano in vocabolario e perdono in calore umano.

    QUADRO A DESTRA: Benvenuto

    A SINISTRA: Benvenuto

    AL CENTRO: Welcome

    EDIPO: Nessuno dei miei concittadini parla la mia lingua. È estinta. Non serve che a contare storie curiose. È una lingua che usano le foche. Si ascolta a volte negli ospedali di montagna. Le prostitute la utilizzano spesso quando discutono la tariffa. La parola tariffa ha cinquanta variazioni. La parola monsignore, duecento. Nessuna parola per dire amico, per dire pane. La parola merda è più popolare che la parola cammino; per dire cammino, diciamo merda.

    DESTRA: Torna

    SINISTRA: Ritorna

    CENTRO: Come back

    EDIPO: Di nuovo ho raggiunto l’unanimità della destra, del centro e della sinistra. E allora, non mi rimane più che ritornare. Figlia mia. Fai le valigie.

    ANTIGONE: Se vuoi tornare, dovrai fartele da solo

    EDIPO: E tu credi che lì si possano incontrare piccoli flaconi di lacrime fatti di argilla bianca?

    ANTIGONE: Perché?

    EDIPO: Ho voglia di piangere. Tu mi aiuterai, vero? Durante le mie lunghe notti d’inverno mi verrai vicino e racconterai la mia storia ad un pubblico di ombre cinesi. Così, le perle orientali faranno sbattere le palpebre delle caverne senza fine che sono i miei occhi

    ANTIGONE: Però, che ti succede?

    EDIPO: Niente, ho voglia di ritornare

    ANTIGONE: Dicono che Creonte è in città

    EDIPO: Ah. Visita ufficiale? Non mi sorprende. Il lupo fa pace con la volpe

    ANTIGONE: Dicono che vuole farci tornare. Si dice che nuovi passaporti sono a nostra disposizione nel consolato

    EDIPO: Dove si trova il consolato?

    ANTIGONE: Di fronte, a lato del municipio

    EDIPO: Qui niente è lontano

    ANTIGONE: Niente, realmente niente

    EDIPO: Non dobbiamo far altro che andare

    ANTIGONE: Si

    EDIPO: Per fare che?

    ANTIGONE: Dato che vuoi ritornare…

    EDIPO: Dove?

    ANTIGONE: Nel nostro paese

    EDIPO: Giammai. Che idea

    ANTIGONE: Però lo hai appena detto

    EDIPO: Ah sì? Non sono stato io

    ANTIGONE: Sei stato tu

    EDIPO: Non mi ricordo

    ANTIGONE: Vedi? Vedi? Vedi?

    EDIPO: Che dici?

    ANTIGONE: Dico, hai visto?

    EDIPO: Hai detto questo? L’ho già dimenticato

    ANTIGONE: Che ti succede?

    EDIPO: Lasciami pensare. Dici che ho detto di voler tornare in questo paese di merda?

    ANTIGONE: Si

    EDIPO: È evidente che non possa aver detto una cosa così. Quindi deve essere stato qualcun altro

    ANTIGONE: Però chi?

    EDIPO: Dove siamo?

    ANTIGONE: In un cinema. Già lo sai

    EDIPO: Lo avevo dimenticato. Così questo è quello che chiamano un cinema. Però aspetta. È un cinema o un teatro?

    ANTIGONE: Entrambi

    EDIPO: Ah. E dove si trova la buca del suggeritore?

    ANTIGONE: La vedo lì

    EDIPO: Dai, bussa. Dai, dai, rapido. C’è qualcuno che suggerisce, ne sono sicuro!

    ANTIGONE: C’è qualcuno lì?

    CREONTE: Si

    ANTIGONE: Chi è?

    CREONTE: Il suggeritore

    EDIPO: Abbia la gentilezza di avvicinarsi. Io verrei con piacere, però, come può vedere, sono cieco. Anti, che dice?

    ANTIGONE: Nulla

    EDIPO: Finalmente ci troviamo faccia a faccia. Questo non mi disgusta. Dopo tanti anni. L’immagine del nemico nasconde l’umanità dell’uomo. Diciamo quindi che io dimentico il nemico e che mi avvicino all’uomo

    ANTIGONE: Vuoi perdonare Creonte?

    EDIPO: Si e no

    ANTIGONE: Non sei più mio padre

    EDIPO: Perché?

    ANTIGONE: Per quello che hai appena detto

    EDIPO: Che ho detto?

    ANTIGONE: Hai detto che perdonavi Creonte

    EDIPO: Io perdonarlo? Giammai!

    ANTIGONE: Lo hai appena detto!

    EDIPO: L’ho dimenticato. Però aspetta. Dove siamo?

    ANTIGONE: In un cinema e in un teatro.

    EDIPO: Dai, bussa alla buca del suggeritore. Chiedigli perché mi suggerisce queste dichiarazioni.

    CREONTE: Io suggerisco quello che sta scritto

    EDIPO: Ah sì? Interessante

    CREONTE: Interessante. A proposito, è lei o sono io colui che pensa quello che sto suggerendo?

    EDIPO: Interessante. È lei o sono io colui che pensa quello che sto suggerendo?

    CREONTE: Interessante. Mi trovo qui per forzarti a far ritorno con i tuoi concittadini

    EDIPO: Chi ha suggerito questo?

    CREONTE: Tu! Io non avrei mai detto una cosa così. A me piacciono i periodi lunghi.

    EDIPO: Non tornerò mai

    CREONTE: Ah, questo l’ho suggerito io

    EDIPO: Perché hai già preparato un’operazione di largo respiro. Ritornerai dicendo che non voglio tornare per volontà propria e che devi forzarmi

    CREONTE: È lei che lo dice

    (Exit Creonte)

    EDIPO: Creonte! Dove sei? Questo sta dappertutto

    ANTIGONE: Se n’è andato senza nessuna parola di commiato. Questo significa che passerà all’azione, lo conosco bene. In un altro tempo, lo amavo. Quando vinse il premio di equitazione, collezionai per molto tempo tutti i ritagli di giornale che parlavano di lui. Mi piacevano i suoi capelli. Era l’uomo che faceva tutto: cantava, ballava, il suo colpo di tacco nel tip tap era adorabile. La prima volta che lo vidi ballare…

    Ah! Ti ricordi? Stavamo insieme. Lui ballava freneticamente, colpendo il suolo freneticamente con le scarpe che avevano conservato il pallore del volto di mia madre. Questa notte fu proclamato re del tip tap. Solo dopo comprendemmo che i suoi piedi stavano trasmettendo un messaggio in morse. Già preparava il golpe di stato.

    EDIPO: È ancora così bello?

    ANTIGONE: Si, lo è ancora

    EDIPO: Lo ami, vero?

    ANTIGONE: (Ride). Chiedilo piuttosto a Ismene

    EDIPO: Perché? Perché lei e lui…?

    ANTIGONE: Lo sanno tutti

    EDIPO: Non è possibile

    ANTIGONE: Io stessa li ho visti

    EDIPO: Questo non può essere vero. No, giammai!

    ANTIGONE: Io li ho visti!

    EDIPO: Raccontami che facevano

    ANTIGONE: (Pausa drammatica) Assegni. Assegni orribili

    EDIPO: Erano buoni dello stato?

    ANTIGONE: No, oggi tutto è privato. Inoltre ridevano

    EDIPO: Allora non è così grave. Erano assegni senza fondo

    ANTIGONE: Sei ingenuo

    EDIPO: Si è vero. È tipico della cecità

    ANTIGONE: Pensi molto alla cecità?

    EDIPO: Si, e di che forma! I miei occhi, i miei preziosi occhi. Uno cane, l’altro gatto. Uno incontrava sempre la sua carne nella bocca dell’altro. Uno innesto, l’altro incisore di ricordi. Uno notturno, l’altro tropicale. Uno forestale, l’altro famoso. Uno fertile, l’altro fervente. Uno visionario, l’altro veggente. Entrambi grandi, aperti. Ah, i miei occhi amati! Che coppia di bugiardi! Adesso vedo con chiarezza. Mia figlia, le mie figlie. E tuttavia la loro madre diceva: una puttana in famiglia è più che sufficiente

    ANTIGONE: Quindi tu sapevi…

    EDIPO: Si e no. Sai, vivo in una vasta dimora. È per questo che tutti gli imperi girano intorno a un cieco nascosto. Se no, perché credi che mi cercano. Dovunque vada, lì si muove il centro del mondo

    ANTIGONE: Quindi sapevi

    EDIPO: Ho sfiorato la verità un paio di volte. Le altre solo stavo nutrendo pascoli. Mammelle invertite, i miei crateri fumano la bianca menzogna che succhiano i grandi. Ovunque io vada, percuotono le eruzioni (Ride). Io sono la peste! Ovviamente sto esagerando, è inutile dirlo

    ANTIGONE: Si. È perché ti spingi troppo oltre. Questo logora.

    EDIPO: Quindi si nota?

    ANTIGONE: Chiaro come il sole

    EDIPO: Fortunatamente, per un attimo ho pensato che avresti detto come in un film

    TESEO: Film, chi sei?

    ANTIGONE: Il re è tornato

    EDIPO: Signore, perché mi chiami in questo modo?

    TESEO: So tutto sul tuo film

    EDIPO: Fu Creonte che te lo raccontò

    TESEO: Si

    EDIPO: Bene, era la verità

    TESEO: Dov’è?

    EDIPO: Con me

    TESEO: Mostrala

    EDIPO: Anti, prendi la pellicola

    ANTIGONE: Avevi detto che non la avresti mostrata a nessuno

    EDIPO: Giustamente

    ANTIGONE: Eccola

    EDIPO: È bella, non è vero?

    TESEO: Perché è pelosa?

    EDIPO: Ma, mio signore. Non è una pellicola qualunque. È fatta con la pelle del petto di mio padre. La metta sopra la faccia. Agganci i capezzoli con le orecchie. Adesso ascolti.

    TESEO: Allora è vero

    EDIPO: Si signore. Adesso si copra il sesso con essa

    TESEO: Allora era questo

    EDIPO: Si, mio signore. Adesso la utilizzi come se fosse un guanto

    TESEO: Allora è adesso

    EDIPO: Si mio signore. Adesso si copra il petto con essa

    TESEO: Ahi, ahi, non voglio la tua pelle. Vattene da qui. Ti farò deportare in un paese a tua scelta

    EDIPO: Portogallo.

    TESEO: Partite, rapidi. Tornerò qui a mezzogiorno e spero incontrare la sala vuota. Addio, vecchio stregone!

    […]

  • «...Nel mio caso, un Diario serve da supporto alla memoria,
    ma soprattutto perché dà alla vita di tutti i giorni
    il carattere di un viaggio, di un periplo.
    L’erranza, che è il modo naturale in cui la vita si presenta,
    assume il significato di un'indagine, di una ricerca.»

    R. Ruiz

    Nel corso della sua lunga carriera, Raúl Ruiz si è specializzato nella produzione di un'opera di carattere esplorativo, imprevedibile, a volte ermetica ma sempre animata da uno spirito giocoso che unisce il profondo e il lieve, la digressione e la ricorsività, in un combinazione che, tra fascino e perplessità, si presenta allo spettatore come un vero marchio d'autore. Questo Diario, iniziato nel 1993, quando il cineasta cileno aveva 52 anni, e terminato nell'agosto 2011, pochi giorni prima della sua morte, soddisfa le condizioni per contenere, al suo interno (come i tre volumi della sua Poetica del cinema o le abbondanti interviste rilasciate durante il suo itinerario esistenziale) tutti questi aspetti.

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