Caterpillar2

Il tenente Kurokawa, gravemente mutilato, torna nel suo villaggio natale insignito con la medaglia al valore per la Seconda Guerra Cino-Giapponese. Sua moglie Shigeko dovrà prendersi cura di lui, impossibilitato a compiere qualsiasi gesto poiché privo di tutti e quattro gli arti, e tutte le speranze saranno rivolte a lei, perché accudisca con rispetto e devozione il valoroso soldato di fronte alla comunità e all'Imperatore.

 

«Guardatevi attorno. Le donne giapponesi sono forti… sopravvivono agli uomini». (Shoehi Imamura)

 

Koji Wakamatsu centocinquantuno: Caterpillar. Più che un film, un torso, un brucoso attorcigliarsi pre-atomico, l’ennesima propaggine sino-giapponese, non più solo in memoria della vittoria sulla marina russa a inizio secolo, ma già cupa profezia di Pearl Harbor e Hiroshima/Nagasaki: in ogni caso, come sempre in Wakamatsu, decrepito involucro dell’Impero in rovina.
Il coagulo, come in Sokurov (The Sun) e in Oshima (La guerra per la grande Asia Orientale), è così inesorabile, da risultare amorfo, essendone la forma prima l’indistinto della struttura di potere della tradizione, mai realmente intaccata, anzi reiterata, in sempre più inquietanti diramazioni e generazioni (United Red Army).
Il torcersi del torso (torso-fotogramma e torso-isola – assomiglia a un torso la cartina del Giappone), è dunque l’avvilupparsi stesso dell’immagine, il crogiolarsi insieme beffardo e disperato, fra fatale cerimonia e orrore del cerimoniale: ancora Oshima, che ne La cerimonia faceva della storia nazionale un’unica folle propensione al lutto; e d’altra parte, come testo di riferimento, Wakamatsu riparte da un racconto celebre di Edogawa Rampo, scrittore di noir opachi e perversi, dal quale anche Tsukamoto ha tratto Gemini, altra mutazione mutilante (mentre infine, la sintesi di questo dramma nipponico moebiusiano, resta Izo di Takashi Miike).

Ma, prima della torsione, il busto. Alla signora Shigeko viene restituito il marito soldato completamente mutilo di braccia e di gambe (ma nel prologo, dopo il repertorio militare virato in rosso e seppia, una lingua di fuoco si aggrappa al bianco e nero, che vede ancora l’uomo, prima dell’esplosione, intento a stuprare una donna cinese). Egli non parla, mugola. È sordo, e ha il lobo frontale destro orrendamente ustionato. Eppure questo bruco - busto di riacesca memoria - riconsegnato al paese natale come eroe di guerra, e subitamente assurto a divinità, converge bataillano sull’inattesa vitalità idraulica del pene, funzionante e imperterrito nel terreo prolungamento dei rapporti di forza familiari (“Il fronte domestico è l’ultima linea difensiva”, gracchia con inconsapevole cinismo la radio imperiale). Senz’altre sporgenze se non tal verga, gorgoglia ordini di sottomissione alla moglie, che obbediente (ancora per poco), se la infila a cavalcioni, oppure, ma l’apparecchiamento non ci viene mostrato, pone quel che resta dell’uomo giusto all’altezza della vagina, e in campo lungo il bruco rumina larvale genitalità con miracoloso movimento di bacino: qui, con ulteriore torsione, si avvita la storia tutta di una Nazione…

Distante, naturalmente, da qualsivoglia sociologica rivalsa di genere, Caterpillar più che una sposa vendicatrice, tratteggia una sorta di ultima eschilea Erinni, eumenide benevola, che ha il compito di ricordare la di lui colpevolezza, di tenerne vivo il rimorso, fino a quando non galleggerà suicida nello stagno putrido, verso cui si era trascinato come un coleottero con le ali spezzate, anche se questo significhi prendersi cura del capriccioso pene. Shigeko – tutti i giorni nei campi, come una Mangano del sol levante - è mondina che monda l’antenna divina del marito-bruco, utile nient’altro che a mangiare dormire fottere, esponendolo al pubblico ludibrio e a non richiesta adorazione della comunità, depotenziando l’asta per mano d’un disprezzo celibe e ironico: noia e rabbia colossali per il bruco che bruca penetrandola.

In questo soprattutto, Wakamatsu è sublime, nell’azzerare l’automatico dato sociologico, quand’anche repentinamente politico, in laconica impersonalità genitale, ossessa ma mai compiaciuta, come se l’immagine tutta non foss’altro che questa seppiosa – e trita ritrita torta ritorta – fine indecorosa e pervertita dell’Impero (sempre in The Sun di Sokurov, il generale MacArthur commenta, riferendosi all’Imperatore: “È come un bambino”, non esimendosi tuttavia dal dichiararlo criminale di guerra). Il torlo d’uovo non sarà più sodamente inserito nella vagina come ne L’impero dei sensi, ma infranto con violenza sul volto deturpato del caterpillar. Ciò che resta del corpo, coincide con il vuoto di qualcosa che si consuma perché è in sé consumato: fatale vigilia della bomba. Wakamatsu diluisce l’assunto di partenza – che può essere tratto, come lui stesso ha più volte spiegato, anche solo da un trafiletto in un giornale -  in una zona fatta d’aria, di correnti, di pulsazioni (il suo nome è film, niente a che vedere con facili etichette crtiche quali cinema-pop), che vorrebbero oscillare esattamente nel punto fra il prima e il dopo lo scoppio atomico, e inventarsi un mondo non più atomico proprio perché per sempre nuclearizzato. Imamura, con Pioggia sporca, aveva intrapreso appunto il racconto di questo sgomento anonimo, popolare e dunque universale, che precede, e poi cede, alla bomba. Wakamatsu, come gli è proprio, ne narra l’avverarsi, traducendone il picco esplosivo in disperata coazione a ripetere.

 


Titolo: Caterpillar
Durata:
85 min
Origine:
Giappone

Regia: Kôji Wakamatsu

Attori:
Shinobu Terajima (Shigego Kurokawa); Shima Ohnishi (Kyuzo Kurokawa); Ken Yoshizawa (Kenzo Kurokawa); Emi Masuda (Chiyo Kurokawa); Sabu Kawahara (Borgomastro); Maki Ishikawa (Moglie del Borgomastro); Daisuke Iijima (Comandante)
Sceneggiatura:
Hisako Kurosawa, Deru Deguchi
Fotografia:
Tomohiko Tsuji, Yoshihisa Toda
Musiche:
Sally Kubota, Yumi Okada
Montaggio:
Shuichi Kakesu

 

Riconoscimenti

Reperibilità

 

http://www.youtube.com/watch?v=ir4fby55EzI

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