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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

UZAK 27 | estate 2017

Editoriale. Portogallo

Luigi Abiusi


SPECIALE "UN VUOTO DOVE PASSA OGNI COSA" - a cura di G. Adesso


Tentativo di stanza

Gemma Adesso


Vide de la jouissance et jouissance du Vide

Camille Dumoulié


Filmare il vuoto

Alessandro Cappabianca


Quand vous faites l'amour avec moi vous pensez à la mort?

Paolo Spaziani


SPECIALE CROSSROADS
a cura di V. Dell'Aquila


A few more reflections on Crossroads

AA. VV.


LO STATO DELLE COSE


Su Francofonia di A. Sokurov

Giovanni Festa


 

Pesaro 53 - Il paesaggio infinito

Gemma Adesso


Pesaro 53 - Conversazione con Nicolas Rey e Federico Rossin

Giulio Vicinelli


COSE VISTE


Frantz di F. Ozon

Raffaele Cavalluzzi


War for the Planet of the Apes

Angelo Amoroso d'Aragona


INCHIOSTRO DI KINE


Ti do i miei occhi di un tempo fa

Vanna Carlucci


Effetto Sherlock

Raffaele Cavalluzzi


Immagini mancanti

Leonardo Gregorio


FIGURA INTERA


Ethica. Natura e origine della mente

Matteo Marelli


uzak.it | Cose mai viste

Meteorlar

Matteo Marelli

altAntefatto
Succede che durante le giornate della 22a edizione del Milano Film Festival venga organizzata una performance-incontro dal titolo Falsiritorni (dall’oltrecinema). A fare da relatori ci sono Emiliano Montanari ed enrico ghezzi che partendo dalle suggestioni de L'avventura (il cui set diventerà per ghezzi una delle tante magnifiche ossessioni1) si abbandonano a un flusso di coscienza sul cinema, l’archeologia delle immagini e i ritorni. In questa discussione dissennata, dove a imporsi è la monologia ghezziana, a un certo punto colgo (tra indistinto brusio) parole chiare: «al cinema non esiste la prima visione. Solo seconde, terze, quarte... visioni». E quella che lì per lì mi sembra poco più di una frase ad effetto, due giorni dopo si carica di senso.

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A Spell to Ward Off the Darkness

Luca Romano

Non ci sono molti modi per affrontare l’oscurità, è dalla luce stessa che viene generata, in una forma differenziale tra la presenza e l’assenza della luce stessa. In questo senso bisogna affrontare il documentario della coppia Ben Rivers, Ben Russell dal titolo A Spell to Ward Off the Darkness. E dal titolo bisogna partire, infatti, per addentrarsi nel film, un incantesimo è qualcosa che trascende il reale e lo trasforma, diventando esso stesso reale. È il reale che immagina se stesso, è in questo senso che il tempo interviene sulla narrazione, come passaggio, talvolta in contrazione, talvolta in distensione.

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Sofia’s Last Ambulance

Nicola Curzio

altDall’interno di un abitacolo, attraverso un parabrezza sporco, seguiamo l’incedere costante di un autoveicolo. Fuori il cielo è sereno, così azzurro da rendere meno triste l’anonimo paesaggio circostante. Un uomo, poco più avanti, indica la strada. Sta quasi correndo. Forse è a causa sua se fin da subito si avverte un vago senso d’inquietudine. Un attimo dopo la situazione si fa più chiara: ci troviamo a bordo di un’ambulanza chiamata a soccorrere qualcuno. Quella sottile sensazione di turbamento trova ora una possibile giustificazione, ma non per questo svanisce e, al contrario, s’infittisce col passare dei minuti. Due soccorritori scendono dal veicolo, l’autista rimane al suo posto. Una nuova inquadratura ribalta la prospettiva e ci mostra il volto di quest’ultimo in primo piano, mentre fuori campo si sentono le voci dei suoi colleghi e di una donna che li informa dell’accaduto. Per alcuni interminabili secondi la mdp non si muove di un millimetro, poi finalmente un nuovo stacco di montaggio. Stavolta la ripresa è a mano e si sofferma in particolare sulla figura del dottore. Il paziente non si vede, ma il rumore del suo respiro disturbato diventa man mano insopportabile. Di nuovo all’interno dell’ambulanza, in corsa verso l’ospedale, questa volta è l’infermiera ad essere inquadrata da vicino mentre fornisce assistenza al malcapitato, di cui ancora restano celate le sembianze.

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Salt and Fire

Michele Sardone

Un terzetto di scienziati è in missione per conto dell’Onu in Bolivia, per poter indagare sulle cause di un disastro ambientale. All’aeroporto attendono la loro guida locale, che non arriverà mai e che mai vedremo nel corso del film e il cui nome verrà detto, come fosse un dettaglio di alcuna importanza, un’unica volta: Helmholtz.

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Per una rosa

Mariangela Sansone

«Mai dimenticarsi. Con le piccole dimenticanze si è rovinata tutta una vita.
Dimenticare è una tragedia. Per una rosa»
(Per una rosa, Marco Bellocchio)




 

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Viaggio a Montevideo

Vanna Carlucci

L’immagine come struttura potenziale, l’immagine come scorcio di un tempo nel paesaggio dell’immagine, l’immagine come una riviviscenza di un punto nel tempo che ritorna e che è sempre un altro, pieno del Senso e delle cose. Viaggio a Montevideo rappresenta una lontananza che, come tale, non è mai raggiunta, è un viaggio che ammette la partenza, il ritorno mentre «il tempo  è scorso, si è addensato, è scorso» (Campana 2003, 49). Il titolo del film di Giovanni Cioni – presentato nella sezione Satellite alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro 2017 – recupera tutta la cosmogonia poetica di Dino Campana il cui movimento squama il paesaggio su cui l’occhio si posa per aprire un varco, «un ponte di passaggio» che anticipa la visione.

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The Levelling

Leonardo Gregorio

Una superficie d’acqua immota all’apparenza viene astrattamente percorsa da animali, dall’animalità che siamo capaci di esprimere quando gravemente feriti.
Clover torna a casa, nella campagna del Somerset, Inghilterra. E qui, tutto l’impianto della fattoria di famiglia ci dice che è in atto una dislocazione, uno spaesamento. Un’abitazione che non è agibile e, dunque, vuota, a causa di un’alluvione; un container dove essere provvisori ontologicamente, un bestiame che viene continuamente spostato, un cane affamato dimenticato in uno sgabuzzino tra i suoi escrementi.

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Il cartografo

Matteo Marelli

altGli Uochi Toki sono una delle intelligenze più lucide della scena musicale italiana, un ordigno sonoro che nasce dal cortocircuito tra lucidi deliri verbali («Mi sento molteplice e difficile, come i casi nella terza declinazione / Inseriti in frasi che parlano della nostra situazione») e oscure basi elettroniche; un progetto terroristico votato alla destrutturazione dei generi («Non appartengo ad un ambito / Basato su di una iconografia/audiografia che non sento mia / Dove vengono sistematicamente condannate le mie cause e le mie scelte»; o ancora: «Noi siamo alternativi, anzi, alterativi, anzi, alternati come la corrente, anzi, trasversali»); un rimedio da assumere come forma di autodifesa contro le menzogne che agiscono insinuandosi nelle pieghe del linguaggio, nei presupposti taciti delle abitudini retoriche, che il duo in questione, composto da Matteo “Napo” Palma (agli straripanti testi) e Riccardo “Rico” Gamondi (ai miasmi rumoristici), manomette con  instancabile metodica.

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Children Are Not Afraid of Death, Children Are Afraid of Ghosts

Giulio Vicinelli

La morte degli infanti è sempre difficile da spiegare, da essere accettata, e quando si tratta di suicidio diventa un vero cul de sac del senso, una ossessione senza fughe. Da qui prende forma Children Are Not Afraid of Death, Children Are Afraid of Ghosts, opera prima del cinese Rong Guang Rong, che ha aperto le danze al Festival Del Nuovo Cinema di Pesaro.
Per tentare una breve analisi del testo converrà discutere separatamente dei vari livelli di significazione che condensa, tenendo ben presente che nell'amalgama del film la separazione non è avvertibile e il tutto è fluido.

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Atomic

Luca Romano

Nel 2015 la BBC ha lanciato una serie di documentari intitolata BBC Four Goes Nuclear e dedicata al settantesimo anniversario della tragedia nucleare di Hiroshima. Il tempo in cui le materie radioattive perdono progressivamente la loro radioattività, cioè il tempo necessario affinché il 50% degli atomi si sia disintegrato nel caso dell’uranio-235 è di 710 milioni di anni.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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