www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 24/25 | autunno/inverno 2016/2017

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UZAK 24/25 | autunno/inverno 2016/2017 - a cura di L. Abiusi

Editoriale.
Per un'invenzione del prosieguo

Luigi Abiusi


SPECIALE REGISTI FUORI DAGLI SCHERMI V


La pietra lunare di Franco Piavoli

Gemma Adesso


Tra il reale e l'altrove.
Intervista a Irene Dionisio

Leonardo Gregorio


«Noi crediamo».
Conversazione con Massimo D'Anolfi

Michele Sardone


Dei cambiamenti del corpo. Conversazione con Xander Robin

Beatrice Fiorentino, Cinzia Giordano


LO STATO DELLE COSE


Lav Diaz o i colori del lutto

Alessandro Cappabianca


Tra profanazioni e re-incantamenti: 
la ninnananna sul mistero doloroso
di Lav Diaz

Pietro Masciullo


The Woman who left

Mariangela Sansone

 

Infinitizzare il finito

Cecilia Ermini


Franco Piavoli.
Il corpo filmico è il corpo umano

Mariangela Sansone


Automation Wang Bing

Valentina Dell'Aquila


Monte: Sinfonia Rumorista

Giulio Vicinelli


L'infinita fabbrica dei simulacri di potere

Carmen Albergo


(P)ossessioni e resistenze.
Intervista a Federica di Giacomo

Leonardo Gregorio


INCHIOSTRO DI KINE


Paul Schrader
Il cinema della trascendenza

Leonardo Gregorio


DELLA SERIE


Appunti per The OA

Luigi Abiusi


SCREAMADELICA


I dischi del 2016

AA. VV.

uzak.it | Cose mai viste

Tangerine

Luca Romano

Due trans in un bar fanno colazione, i vestiti economici, le pance scoperte e il caldo del Natale a Los Angeles festeggiano l’uscita dal carcere, dopo 28 giorni, di Sin-Dee. Intanto un tassista armeno nel giorno della vigilia di Natale trasporta gente tra le strade della città del cinema. Nel corso della colazione Alexandra rivela all’amica che durante la sua assenza è stata tradita da Chester, compagno e protettore, con una prostituta bionda, e così inizia il percorso delle due attraverso le strade e i marciapiedi di Hollywood in cerca del compagno e della prostituta. Così inizia Tangerine, realizzato nel 2015 da Sean Baker utilizzando degli iPhone 5.

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James White

Leonardo Gregorio

James White (Christopher Abbott) è una vita sospesa. Quella di suo padre, figura che ha conosciuto poco, è appena finita, mentre quella di sua madre (Cynthia Nixon) è sempre più corrosa da un tumore che si estende, la nega e la trasforma. James White è il nome di questo film; e il tempo che passa. I nomi dei mesi che si succedono sono i capitoli di uno svolgimento apparentemente piano, una identità che non è riuscita mai a definirsi, le pagine vuote di un diario inconscio, di ciò che non si riesce a dire, a fare, a mutare, di fughe da se stessi fino poi a trovare nel dolore più profondo, nella perdita più grande, la violenza della verità.

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Mata Atlantica

Matteo Marelli

altIntervistato nel 1966 da Patrick Brion e Jean-Louis Comolli per i “Cahiers du cinéma”, Jacques Tourneur sosteneva che il cinema dovesse «evocare le cose senza mai mostrarle» nella misura in cui «l'unico vero orrore è nello spirito» dello spettatore che «teme ciò che non conosce e quel che non sa di aver visto».

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The Misandrists

Valentina Dell'Aquila

Dopo Pierrot Lunaire (2014) e Gerontophilia (2013), un’opera, quest’ultima, completamente invasa da una quiescenza malinconica, da un desidero non ancora sveglio  ̶  se paragonato all’assoluta determinazione di The Raspberry Reich (2004), Hustler White (1996) e No Skin off My Ass (1993)  ̶ , dopo Otto; Up with Dead People (2008) e L.A. Zombie (2010), che sembravano davvero attendere il terzo ed ultimo capitolo di una trilogia horror-gore, The Misandrists gravita per la prima volta in un senso grammaticamente opposto, quello cioè di un humor-soft-core anni Settanta totalmente popolato da donne.

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Sarah Winchester, opéra fantôme

Nicola Curzio

alt«Da dove veniva quel bizzarro rumore, quel ritmo lontano?... Un canto sordo che sembrava uscire dalle pareti... Sì, si sarebbe detto che le pareti cantassero!»

(Il fantasma dell’Opera, Gaston Leroux)



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Rat Film

Michele Sardone

Verso la fine di Rat Film ci ritroviamo nel bel mezzo di un paesaggio ricostruito rozzamente al computer, in 3D. La ricostruzione virtuale non è un granché, permette anche di oltrepassare i muri e, se assumiamo un particolare punto di vista, il suolo scompare e si spalanca un abisso stellato: c’è forse questo in fondo a un’immagine?

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Jours de France

Eddie Bertozzi

Abbiamo un protagonista di cui non sapremo mai molto, un giovane uomo che ha perso i nomi dei luoghi, le mappe e le bussole d’ordinanza. Che ha desideri ma non li sa nominare. È però anche un uomo del suo tempo, in contatto con le tecnologie del suo tempo, e attraverso queste intuisce la possibilità inebriante di una deriva, proprio come la intendeva Guy Debord: un viaggio non pianificato per liberarsi dalla routine quotidiana, lasciandosi trascinare dalle attrattive del paesaggio e dagli incontri che questo suggerisce. Ma colui che va alla deriva non è un flâneur che sa dove andare e cosa pensare; è piuttosto uno che si getta in pasto al proprio disorientamento emotivo per riscoprire uno spazio che non conosce e che non comprende. Così Pierre si lascia alle spalle compagno, appuntamenti e Parigi, e parte affidandosi ad un navigatore speciale – Grindr, applicazione per incontri omosessuali che mappa corpi e desideri geo-localizzando gli utenti.
Eppure lo spirito ludico della partenza è frustrato già al primo tentativo d’incontro: Pierre non comprende le indicazioni stradali offerte dal potenziale amante e così si perde. È da questo primo rendez-vous mancato che il disegno sottile di Jours de France si manifesta implacabile: la spinta erotica di Pierre deve necessariamente sovrapporsi ad un impulso di riscoperta del Territorio.

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Filme de amor

Mariangela Sansone

«Questa mattina dunque vengo accanto al tuo cuscino, vengo a tirarti i capelli e assisto in estasi ai primi segni di vita del tuo risveglio. Mi siedo su una seggiola rosa, la testa appoggiata ai piedi del tuo letto, e ti contemplo con lo stupore che mi assale ogni volta che ti vedo…(Giro in fretta la testa perché mi accorgo che sto per piangere di tenerezza)» (Balthus, pag. 24).

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Eclisse senza cielo

Gemma Adesso

Nelle tenebre elementari un gocciolio d’alba introduce alla scena prima - il fuoco artificiale dissecca la superficie - dalla terra argillosa emergono i corpi scrostati, le pelli arricciate, la virgola impercettibile dell’angelico sesso.




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STUDIO

Vanna Carlucci

Il titolo STUDIO etimologicamente sintetizza l’atto e il luogo, il gesto e l’officina: implica una mobilità (mentale, fisica)  che parte da una zona interna  per tendere verso l’esterno (dal lat. stùd-ium che propriamente vale come impulso interno e il tendere con zelo), dunque un movimento che rievoca parallelamente l’atto di creazione artistica. Non c’è solo la volontà da parte di Francesco Dongiovanni di filmare i volti che nascono dal pennello dell’artista tarantino Pierluca Cetera ma qui, al lavoro, c’è anche l’occhio cinematografico. Si tratta dell'opera nell'opera, nel loro farsi, ovvero "l'occhio e la mano", lui che insegue l’altro in una specie di officina per due.

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