e-stato-il-figlio.jpg_t1344276887823Il film di Ciprì è un’interrogazione intelligente sull’obbedienza arcaica che trascende in sacrificio della carne. La società italiana attuale si riflette in una famiglia siciliana preistorica attraverso la tragedia di un conflitto generazionale che non può trovare una soluzione differente dal martirio del giovane corpo inetto disadattato dislocato del figlio.Occupare lo spazio non basta a essere corpo, la materia deve trovare una giustificazione attraverso il dispendio di se stessa, l’esibizione di una dolorosa confessione indotta dallo spettatore della tragedia: che si tratti della bambina uccisa in un attentato mafioso, o del fratello - interpretato prima dal giovane Fabrizio Falco e poi del maturo Alfredo Castro -, la presenza del figlio scompare in funzione di una storia incombente che lo vuole strumento sottomesso a delle regole incomprensibili, inchiodato a delle sovrastrutture alienanti (Famiglia, Stato, Chiesa) rese attraverso rappresentazioni oniriche e ironiche che ricordano gli sketch stranianti di cinica memoria.

 


Sebbene il film abbia i tratti di una tragedia matriarcale (il ruolo decisionale delle donne all’interno della famiglia appare macchiettistico e surreale ma riveste una funzione che preserva la dimensione mitica e crudele delle madri che ricorda la figura di Medea) si tratta, a ben guardare, soprattutto di una riflessione antropologica sul “primitivismo contemporaneo” nel quale le generazioni si annullano. La condanna alla condizione di interminabile sudditanza che contrappone da sempre i padri ai figli si modifica nella attuale inconsapevole quanto educata accettazione del sacrificio; l’annullamento implica una spietata estinzione, l’impossibile trasformazione dei figli in nuovi padri. “È stato il figlio” non è solo l’ammissione di una colpa necessaria (l’omicidio del padre, uno sbilenco Tony Servillo), ma soprattutto la fine ineluttabile della condizione di garanzia dei bisogni che identifica i ruoli all’interno del sistema famiglia. Non potendo dare niente, niente gli è dovuto: il figlio è stato, cioè attualmente non è più (di niente) e solo quello può rendere: un sé stesso fatto a pezzi, pezzo di ricambio arrugginito, che vale meno di un’auto graffiata.