www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
anno IV | UZAK 15 | estate 2014

"Io sono Kaspar Hauser"

Silvia Calderoni

calderonilun 26 gen - Ravenna, Italia.

Inizio da questo. dall'inizio.
"Ciao Matteo!! Sarebbe un onore poter sostenere con voi il lavoro di Davide. Sai, le tre settimane trascorse sull' Asinara sono state un turbinio di emozioni, un tornado nella mia vita. E come ogni tornado, quando è in corso non capisci nulla, l'unica cosa che puoi fare è agire. Agire, reagire agli stimoli, cercare di vivere con un cuore sorridente l'occhio del ciclone. Bello, bellissimo, ancora brodo primordiale nella mia mente, sento di aver arricchito il mio bagaglio emotivo, di aver incastonato una gemma rigogliosa nella mia vita.


Era la prima volta per me. Te ne sarai accorto da come parlo. Io arrivo dal teatro, amo il teatro, cerco di cambiare il teatro. Dunque le dinamiche cinematografiche mi sono completamente ignote. Come Mr. Tom. Nel pezzo di David Bowie. Persa nello spazio.
E poi è tutto più semplice di quello che sembra. E come le cose semplici, un tavolo, il pane, un sasso, per essere semplici devono essere perfettamente centrate nel loro baricentro.
Non so se quello che ho vissuto è fare cinema, non so se osservare ogni persona nel tentativo di compiere il proprio fare al meglio sia nei patti che un attore stringe con il proprio regista.
Ma Io ho fatto questo, non mi sono voluta far scappare nulla. Dunque oltre aver incontrato dei professionisti di un "mestiere" ho incontrato tanti cuori pronti ad accogliermi o meglio, ad accogliere Kaspar (è buffo, quando ancora sento qualcuno della trup mi chiama Kaspar, non Silvia).
Il mio tentativo è stato questo, far vivere Kaspar per tre settimane. E penso, a mio modo, di esserci riuscita.
Un saluto.
Silvia."

mar 13 mar - Lione, Francia.

Un auto sotto l'hotel e via, sul set. Sardegna in aprile.
Il set. Parola che risuona nella mia testa. parola da cardiopalma. io, legata ad un mondo altro (il teatro), un altra lingua, un altra densità di ossigeno, mi ritrovavo lì ad inghiottire senza masticare tutto ciò che potevo. Divorare a grandi morsi ogni persona, ogni dinamica. Tutto si muoveva ad un ritmo nuovo, un ritmo che il mio cuore non conosceva, il ritmo del Cinema di Davide.
Quella leggera accelerazione cardiaca è rimasta con me tutto il tempo. non mi ha mai abbandonata. era motore di sorrisi.


gio 15 mar - Lione, Francia.

Galleggiare.
Si trattava di galleggiare nell'acqua.
L'ho fatto così tante volte al mare,  ma tutto è così semplice e tutto è così difficile.
A volte mi manca non essere uno scemo.
E di questo si trattava. Essere uno scemo.
E guardare i fiori. per ore. come se fosse la prima volta.


ven 16 mar -Lione, Francia.

La Musica. mi piace scrivere la parola Musica con la M maiuscola. in certi periodi mi ossessiona. e allora mi fisso, ed entro in un autismo sonoro. e per giorni, ore, ascolto lo stesso brano. Ad esempio, qui a Lione ascolto in loop "Voi che sapete" da Le Nozze di Figaro, K. 492, Act 2. sono al terzo giorno. Mi piace è come l'orangina. Frizza sulla lingua!e poi mi ricorda un attore bravissimo che la cantava completamente nudo, con ai piedi un paio di sci, in uno spettacolo della compagnia Fanny&Alexander.
Kaspar è musica. se si potesse prendere al volo la musica, tra le mani ti ritroveresti Kaspar Hauser.
Bipolarismo musicale. Vitalic vs Nick Cave.
La Sardegna per me è. Until the End of the World.  "(I'll Love You) Till The End.." di Nick Cave And The Bad Seeds.


sab 17 mar- Lione, Francia.

E poi succede qualcosa, un po' le condizioni forzate, un po' l'affinità, ma incontri qualcuno che diventa qualcosa per te. e ancora non hanno inventato quella parola che sta a quel qualcosa che cerco di spiegare io. Ti fidi, ti confidi, sai che se vuoi, con lei, puoi piangere o pregare. in pochi giorni crei un legame che contiene un segreto che neanche tu conosci. a posteriori poi, passata la sfocatura del momento, ti rendi conto che certe persone sono rare. allora prendi il telefono e scrivi: in quale parte del mondo sei?


mar 20 mar- Lione, Francia.

Oggi per la prima volta Daniela mi ha detto: Sembri Kaspar Hauser. Penso sia un buon segno.


mer 21 mar - Oslo, Norvegia.

Pomeriggio. sole a picco. deserto attorno alle nostre roulotte. ghiaia, polvere, qualche pianta anoressica con racchiuso il segreto di chissà quale era.
un cestino della spazzatura, di plastica. qualcuno suona la chitarra nella roulotte a fianco. so perfettamente chi è. questo mi agita. in fondo lui mi agita. prendo il cestino e lo allontano di 5 passi dallo scalino della porta. una manciata di sassi. inizio a lanciarli uno alla volta, con calma. sono seduta all'interno della roulotte con la porta aperta, all'ombra. li lancio da li. il mio campo visivo è molto ristretto. vedo il cestino e una fetta verticale di orizzonte. mi basta, lancio con cadenza e ad ogni centro, un suono sordo da ritmo alle carezze del vento. non penso ad altro. penso a quello che vedo. cadenza. il suono di chitarra si ferma. per rispetto al silenzio prendo una pausa. fisso il cestino. e un sasso lo centra.
e penso. grazie sceriffo.
continuiamo per lungo tempo. lanciamo sassetti. nient'altro che questo.


gio 22 mar - Oslo, Norvegia.

Ultimo giorno sul set. riprese nel cortile della casa della Duchessa. Oggi lavorano solo Vincent e Claudia. Il mio tatuaggio semipermanente è stato rimosso ieri sera da Romano, il truccatore. dopo tutti questi giorni non averlo più sul petto mi fa sentire incompleta. hotel, mi preparo per scendere. è il giorno dei saluti. mi vesto da civile ma infilo un paio di scarpe comode. in queste tre settimane ho vissuto le mie giornate in un campo itinerante, ogni giorno una scoperta, ogni giorno un insidia. mi chiudo la porta alle spalle, una rampa di scale, mi fermo. riordino i miei bisogni. retrocedo, risalgo. torno nella camera, allo specchio del bagno mi sfilo la maglia e con un pennarello mi scrivo sul petto "Kaspar Hauser". rimetto la maglia. ora sono pronta ad andare.