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Elvira Del Guercio
22-08-2019

Ad arginare il vuoto delle sale, sospese e spoglie, aride, come solo sanno esserlo durante i mesi estivi, ad agosto specialmente, c'è il Concorto Film Festival, che potrebbe essere definito l'oasi-indie italiana del cortometraggio: realtà culturale indipendente e risonante, ed unicum nel panorama cinematografico contemporaneo in Italia, per quanto riguarda la percezione collettiva della realtà delle "piccole" storie sul grande schermo.

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Marika Consoli
15-07-2019

«Che vi sia parola e se ne veda il silenzio – e, in questo silenzio, appaia per un attimo la cosa restituita al suo anonimato, al non aver ancora o non aver più nome»: che questo silenzio prema alle fondamenta di ciò che urge d’essere nominato, di avere principio d’es-istenza, che questa essenza d’essere, o meglio dischiudersi  d’essere sia contemporaneamente atto estremo nella distruzione, nella cosa che non è o non è più, come nella poesia errante di Caproni, tutto questo insistere e perdersi e resistere in ciò che merita di restare, di durare, di stare è la teoresi di Giorgio Agamben, del suo pensiero, in questo volume uscito due anni fa per «nottetempo» ma di grande in-attualità (come solo i classici sanno essere).

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Elvira Del Guercio
17-06-2019

 Se c'è tra voi chi non conosca ancora
l'arte d'amare, legga il mio poema
e fatto esperto colga nuovi amori!

[…]

S'è vero ch'è selvaggio e che sovente
scalpita e freme, Amore è ancor fanciullo:
docile età ch'è facile a guidarsi.”

(Ovidio, Ars amatoria)

 

Interrogandosi su che cos’è l’amore ci si espone spesso al rischio di immobilizzarlo su di un certo piano, su convenzioni predeterminate, sulla necessità che questo «sentire» umano esaudisca un complesso di aspettative piuttosto che un desiderio, un’aspirazione a realizzarsi e riconoscersi nell’incontro con l’altro. Nel tentativo di rendere meno impervio questo percorso, esistono, e sono senza dubbio sempre esistiti, dei tecnici dell’amore, traghettatori di anime dissipate, sfibrate dal logoro iter di “conquista” e “caccia”; strateghi, quindi, che avranno l’onere di impartire se non proprio delle regole assolute, almeno delle norme e l’amore con cui si ha a che faren consiste in una brama che tende verso un obiettivo definito fin dall’inizio, di impadronirsi cioè di un essere ben preciso, possederlo. Ci si chiede di conseguenza se «questo amore sia ancora amore» e quanto giovi a una sua autentica decifrabilità il ridurlo a una topografia chirurgica, volendo andare lineari da un prima a un dopo, deviando da intermittenze o cortocircuiti.

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Giovanni Festa
27-05-2019

Esiste un cinema di “ottiche” la cui sua ossessione per il controllo e l’impaginazione rigorosa si serve di una messa in inquadratura che costituisce l’ultimo esito di quella scatola magica, o dispositivo simbolico, che è la prospettiva. Strumento capace di riordinare il reale, la sua autosufficiente autorevolezza non ammette dubbi ma solo confini stabili, e, inoltre, offre all’occhio una postazione certa, installandolo nel centro di un universo in espansione, ma, alla fine, enumerabile e finito (anche se la sua enumerabilità è assai estesa, e la sua finitezza include tutto un gioco di botole, sotterranei e bassofondi babelici), il tutto interpretabile semioticamente, cioè come universo concluso di segni.

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Elvira Del Guercio
09-05-2019

«Che ne è dell’io, che ne è di un io, se nel suo petto batte il cuore di un altro? Che cos’è un corpo, che cos’è il mio corpo, se la continuità della sua esistenza, se la sua sopravvivenza è affidata a uno straniero irriducibile e inassimilabile, a un intruso?»

L’intruso, Jean-Luc Nancy

Destinato a trasformarsi in un potente, intenso dispositivo di apertura, a un divenire sfolgorante, mai cauto o fermo, anzi meravigliato, tuttora innamorato delle cose del mondo, degli oggetti, delle sensazioni, di immagini e parole rubate, il cinema-sguardo di Claire Denis, fuori da coordinate spaziotemporali e di genere, autentico e vergine, in un certo senso, non esiste in altri luoghi che non siano i varchi lasciati aperti da ogni inquadratura, suono e immagine: quest’ultima intesa come travolgimento, valico di ciò che accade nell’istante. Di ricerca del significato intimo e dell’essenzialità delle cose.

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Arianna Trigiante
17-04-2019

Cronofobia è la storia di Anna e Michael, i due protagonisti dalla temporalità sospesa, ai quali è dato incontrarsi in una Svizzera cinerea, dove la luce appare silenziosa, nascosta tra tessuti ipertrofici di un cielo che sta lì a serrare le coscienze.

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Luigi Abiusi
13-04-2019

Esiste tutto un cinema di buona fattura, di sostanza dialettica, circolante in Europa, che spesso non riusciamo a vedere nel serraglio del nostro paese. In questo senso mi pare che il Festival del cinema europeo assolva al compito di mostrare queste opere, magari facendo una ricognizione dei festival maggiori, da Berlino a Toronto, scandagliando le sezioni parallele e dando voce e rilievo ad autori e "scritture" spesso niente affatto risaputi.

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Elvira Del Guercio
12-04-2019

Lévinas scriveva che nell’epifania del volto altrui, nell’approssimarsi dell’«Io» all’altro, al volto «d’Altri» la cui realtà e vera natura non stanno nella contemplazione fisionomica, del dato, bensì altrove, si scopre che il mondo ci appartiene nella misura in cui lo si può condividere con l’altro.

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Luigi Abiusi
12-04-2019

Nel giorno in cui aleggia nell'aria l'Arca russa, del resto dopo una masterclass intensa di Sokurov ieri mattina, è apparso in concorso al Festival del cinema europeo un film che guarda in qualche modo a quel capolavoro, a quel tipo di esperienza oltranzista, ponendosi però in una prospettiva umile, quotidiana, di ruvido espletamento del giorno, anzi della sera.

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Mariangela Sansone
21-03-2019

Gli occhi deragliano tra le nuvole in lento movimento, ne seguono gli spostamenti, con un ritmo ipnotico, come in una danza arcaica, si perdono negli spazi sconfinati, si elevano al di sopra di ciò che è terreno, spingendosi oltre, verso approdi mitologici. La visione della mdp è rapita da una natura arsa dal sole, in un bianco e nero tagliente e lancinante, echi poetici in cui il vento canta la sua canzone tra i rami degli alberi. Un incipit di una bellezza straziante, una sinfonia, armonica e sontuosa, in cui il tempo è dettato dalla natura e dalle sue sonorità.

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