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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VIII | UZAK 28/29 | autunno 2017 / inverno 2018

Lo stato delle cose

Editoriale. The deserted

Luigi Abiusi

Sempre un occhio all'economia, in questo caso della scrittura, della critica, nell'unica accezione positiva che mi viene in mente: in quanto riconoscimento, nelle opere, dei prismi essenziali di senso, nel loro andirivieni sfolgorante, che rende il mondo buono e giusto malgrado tutto. Sguardo sui bilanci, ora che ci si pone nell'ottica dell'ottavo anno e ci si mette in condizione di rilancio, ravvio di una militanza, di un entusiasmo sorto all'epoca innanzitutto ad uso personale.

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CARNE y ARENA. La virtualità come esperienza d'alterità

Matteo Marelli

alt16 anni e sette mesi. È a questa età che Rimbaud scrive la Lettera del Veggente. Era indirizzata a Paul Demeny con l'intento di offrirgli «un’ora di letteratura nuova». Nel bel mezzo dell'età «delle speranze e delle chimere», all’apice della sua rabbia di adolescente ribelle, Rimbaud scrive il primo vero manifesto di una nuova letteratura d’avanguardia.

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Les garçons sauvages: ontogenesi di un universo instabile

Giulio Vicinelli

A proposito di Les garçons sauvages, forse unico genuino caso cinematografico di quest'ultimo Festival di Venezia, molto si è già scritto e detto, e per questo eviterò di intonare l'ennesima litania felice sulla finezza meta-filmica di questo testo che ibrida la narrazione avventurosa sui viaggi verso l'ignoto e le isole misteriose alla vertigine tsukamotiana di un visivo difforme e mutante.
Non dirò della bellezza fantasmatica delle evocazioni di Vigo e Genette, Fassbinder e Wakamatsu e della vertigine impudica e sessuale (Borowczyk docet) che ne solcano l'esoscheletro in trasparenza, né del lirismo onirico di questo film. Al riguardo, semmai, si leggano i contributi di Mariangela Sansone e Michele Sardone che colgono in maniera certamente più visionaria (Sardone) e meticolosamente circostanziata (Sansone) il senso e il valore di questo ibrido filmico di quanto non avrei saputo fare io.

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Locarno 2017

Mariangela Sansone

«Sono quasi 50 anni che, al buio, il popolo delle sale brucia l'immaginario per riscaldare il reale. Ora quest'ultimo si vendica e vuole vere lacrime. E vero sangue.» (Godard 1988-1998). Un’immersione nel reale, così come riportato sullo schermo, e al contempo un’astrazione da esso. Partire dalla realtà, da quelle storie che raccontano le sfaccettature del quotidiano, poi lievemente lasciare che l’occhio si perda nei meandri dell’immaginifico, tracciando una mappatura del territorio onirico. E smarrirsi è dolce. Forse per ritrovarsi.

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Ho visto cose

 

Speciale Crossroads 2017




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