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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Speciale Registi fuori dagli scheRmi V

La pietra lunare di Franco Piavoli

Gemma Adesso

altElla aveva un senso acuto della festa. Cioè dell’aria di festa, la quale aria, tanto scuorante nella città, non manca invece, in paese, d’un certo lievito, se si riesce ad esserne avvolti. [...] in paese consiste più che altro in una disposizione dell’animo; se non si voglia dire in un suono di campane, in un cielo o venticello speciale. [...] Distinguere con metodo rigoroso i vari elementi di quest’aria di festa allo scopo di chiarirne l’origine sarebbe tempo perso; chi ad esempio tentasse la speciosa argomentazione che nei giorni cosiddetti di lavoro non si portano scarpe e che quindi il famoso batter di tacchi è un comune batter di tacchi strano solo perché inusitato, non caverebbe ugualmente, per il resto, un ragno dal buco. Di positivo resta solo il suono delle campane; quanto al venticello, ognuno se lo fa come vuole, al pari di molte altre cose.
(Landolfi, La pietra lunare)

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Noi crediamo. Conversazione con Massimo D’Anolfi

Michele Sardone

altLa mano è la macchina da presa più perfetta che esista in natura. Lo è non solo per la sua presa di precisione (che è stata la prima caratteristica che ha distinto l’uomo dal resto degli esseri viventi), ma anche perché il contatto della mano con l’oggetto preso proietta una sua immagine nel buio del cervello. Questa proiezione scatena connessioni con altre immagini: è la capacità dell’uomo di immaginare e di formulare progetti. L’uomo è quindi naturalmente portato a pensare cinematograficamente e a creare con il lavoro delle mani. Tutto questo processo viene ripreso nell’ultimo film di D’Anolfi e Parenti, Spira Mirabilis, presentato a Bari durante la quinta edizione di “Registi fuori dagli scheRmi”, con ospite Massimo D’Anolfi.

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Tra il reale e l'altrove. Intervista a Irene Dionisio

Leonardo Gregorio

altIrene Dionisio, 30 anni, torinese. Nel suo curriculum, tra le altre cose, videoarte e documentari. A “Registi fuori dagli sche(R)mi” ha portato Le ultime cose, sua prima opera di finzione, che, dopo la Settimana Internazionale della Critica 2016 a Venezia, è riuscita a trovare anche piccoli sbocchi distributivi nelle sale. Un film di storie e vite che nel Banco dei pegni trovano il loro teatro; con gli oggetti impegnati, e la speranza di riscattarli, a comporre il sentimento dei personaggi. Un film che è provvisorio punto di arrivo di una ricerca che ha radici più lontane.

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Dei cambiamenti del corpo. Conversazione con Xander Robin

Beatrice Fiorentino, Cinzia Giordano

altUn cinema in divenire, quello di Xander Robin, tanto nel processo di creazione, quanto nelle immagini che si stampano sulla pellicola: i corpi dei personaggi come involucri fragili, portati alla continua metamorfosi dai loro stessi disturbi compulsivi.
Complice la costellata strada della mutazione e della corruzione del corpo (dalla scena cyberpunk alla New Wave newyorkese), vien da chiedersi se è lecito credere che il cinema sia anche questo: un ininterrotto movimento metamorfico dell’immagine che persiste.
Incontriamo il regista Xander Robin in occasione della rassegna barese “Registi fuori dagli sche(r)mi”.

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Speciale Crossroads 2017




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