www.uzak.it
- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

uzak 12/13 | autunno/inverno 2013

registi 3

LO STATO DELLE COSE
Editoriale. Specialmente il cinema
Luigi Abiusi

Il corpo (filmico) della musica
Alessandro Cappabianca

La Tauromachia. La mente che astrae e il sangue che scorre
Giovanni Festa

La Storia è un'astrazione: intervista a Edgar Reitz
Giampiero Raganelli

Il cinema come corpo chiuso: intervista ad Andrea Pallaoro
Vanna Carlucci e Gianfranco Costantiello


Coreografia tragica: Medeas
Luigi Abiusi

Attesa di un'estate
Vanna Carlucci


"O passado e o presente": inventori di un tempo immaginario
Diego Mondella

Tabu e la saudade dello sguardo
Nicola Curzio

"To be for peace is not a political statement". Essere per la pace non è una posizione politica.
Martina Melilli

Inside Kotoko: analisi audio-visiva
Giulio Vicinelli

COSE VISTE

Film d'autunno - Nessuno tocchi il sogno
Michele Sardone


Plenitudine del vuoto
Bruno Roberti

Da DeLillo a Cronenberg: la bolla del tempo
Raffaele Cavalluzzi


Metafisica degli eccessi: Bling Ring
Vincenzo Martino


Mi piace lavorare: L'intrepido
Francesco Saverio Marzaduri


CINETECA

Immensee - Il perduto amore

Vito Attolini


DELLA SERIE

Prolegomeni del serial-TV
Lorenzo Esposito


Ecce Homeland
Michele Sardone


FIGURA INTERA

Is this land mine? (può una domanda far partire una rivolta?)

Silvia Calderoni


«Scrivere un’altra fine con altre finalità».
Conversazione con Armando Punzo

Gemma Adesso e Matteo Marelli


Corpo: casa-prigione

Gemma Adesso


Mercuzio non vuole morire

Matteo Marelli


Il ritorno a casa

Luca Pacilio


Di fronte agli occhi degli altri

Matteo Marelli


SCREAMADELICA

Stars Are Our Home. L'educazione synthmentale

Luigi Abiusi


Tomorrow's harvest

Gianfranco Costantiello


Uzak 12/13

Editoriale. Specialmente il cinema

Luigi Abiusi

alt«[...] La filosofia, com'è stata prodotta e nutrita dalla poesia nell'infanzia del sapere, e con essa tutte quelle scienze che per mezzo suo vengono recate alla perfezione, una volta giunte alla loro pienezza come altrettanti fiumi ritorneranno a quell'universale oceano della poesia» (F. Schelling, Sistema dell'idealismo trascendentale)

continua...
 

Il corpo (filmico) della musica

Alessandro Cappabianca

Il cinema, assunto come uno dei prodotti più aberranti dell’industria culturale, era (assieme al jazz e alla musica d’intrattenimento) la bestia nera di Adorno, che si rifiutava di compiere qualunque distinzione di valore al suo interno, con un’assolutezza anche maggiore di quella di Antonin Artaud, la cui ripulsa nei confronti del cinema si era determinata in seguito all’avvento del sonoro (oltre che per personali frustrazioni).
È tanto più sorprendente, perciò, trovare in un paragrafo dell’adorniano Il carattere di feticcio della musica e la regressione nell’ascolto (che risale al 1938), un riferimento cinematografico ai fratelli Marx, che fa il paio con quelle note di Artaud (del 1932, poi raccolte in Il teatro e il suo doppio) nelle quali si parla di Animal Crackers (1930) e di Monkey Business (1931).

 

continua...
 

La Tauromachia. La mente che astrae e il sangue che scorre

Giovanni Festa

alt«Più i rapporti delle due realtà saranno lontani e giusti
più l’immagine sarà forte»
(André Breton)

«Non credo alle cose ma alle relazioni tra le cose»
(Georges Braque)

«Mai ho conosciuto un amore che non fosse un bacio
In mezzo alla battaglia
Una difficile tregua…
Un breve indulgere tra opposti stati
In conflitto»
(William Butler Yeats)

continua...
 

La Storia è un'astrazione: intervista a Edgar Reitz

Giampiero Raganelli

EdgarReitzIntervista di Giampiero Raganelli a Edgar Reitz già comparsa su Internazionale.

Dopo la monumentale saga di Heimat, in tre parti più Heimat-Fragmente: Die Frauen, il regista Edgar Reitz torna nell'immaginaria cittadina di Schabbach per ambientarvi un film, Die Andere Heimat – Chronik einer Sehnsucht, che si svolge antecedentemente al primo Heimat, nell'Ottocento. Protagonisti due fratelli che anelano ad andarsene dal villaggio.
Abbiamo incontrato il regista durante la 70° Mostra internazionale d'Arte cinematografica, in cui il film è stato presentato.

continua...
 

Il cinema come corpo chiuso: intervista a Andrea Pallaoro

Vanna Carlucci - Gianfranco Costantiello

medeas2Wunderkammer è una casa con delle stanze che sono scatole che sono mensole che sono vetrine che mettono in mostra pezzi, parti, corpi e oggetti, madre e figlio. Wunderkammer significa stanza delle meraviglie, e riproduce uno scenario antico risalente al Seicento quando c’erano  piccoli musei grezzi ricchi di oggetti da collezione.

continua...
 

Coreografia tragica: Medeas

Luigi Abiusi

medeas 3La profondità, la stratificazione di Medeas, tutta una densità, una volumetria delle immagini che tendono a non sciogliere il “problema”, o almeno le colpe, ma a cobilanciarle nella carne della contraddizione, delle inclinazioni e dei comportamenti, sono lo strumento di una riconduzione delle normali dinamiche dell’attualità, del quotidiano – quelle che magari vengono assorbite dalle regole della convivenza, della civiltà – al mito, all’oscuro rigoglio della terra, della natura annunciata già nel buio dei titoli di testa da un lento ed enigmatico scorrere d’acqua, che misura l’aporia del vivere, l’endemica impossibilità di sopravvivere quando intervengono gli elementi, gli agenti grumosi, incontrollabili della tragedia.

continua...
 

Attesa di un'estate

Vanna Carlucci

attesadiunestateEssere dentro una stagione che attende la prossima. Così le immagini si susseguono, il prima e il dopo, il presente con il passato tra le ombre di un interno, le ombre come un grumo di silenzio e d’attesa, come l’arrivo dell’onda e la schiuma, il lampo e la bava del ricordo. Santini strappa pezzi di casa, di strada, di schermi e campi per ricomporre un quadro che non finisce mai, perché gli stessi frammenti torneranno ancora con altra gradazione d’intensità come un tempo sempre al presente: e allora si guarderà la strada da percorrere e quella che ci si è lasciati alle spalle, e ogni frammento avrà l’aria di essere sempre sospirato: così Attesa di un’estate (frammenti di vita trascorsa) (2013) diventa il temporale che apre il varco e che cerca una nuova forma, come la macchia di pioggia sul vetro, come le luci dilatate della festa, un passo alla volta verso la nuova stagione, un passo attutito dalla neve che lascia una lesione, un poro dilatato, il tempo.

continua...
 

O passado e o presente: inventori di un tempo immaginario

Diego Mondella

a vida invisivel2«Questo cinema non sta dalla parte dello spettatore.
Lo invita al lavoro più che al piacere, o, per essere più precisi, al piacere del lavoro»
(Alberto Seixas Santos)




continua...
 

Tabu e la saudade dello sguardo

Nicola Curzio

altQualche anno fa, Antonio Tabucchi, nel «tentativo dissennato di spiegare a un amico una parola indefinibile», scrisse una lettera destinata a Remo Cesarani: «Ebbene, caro Remo, proverò a cacciare con un retino questa parola beffarda e svolazzante come le farfalle che Nabokov notoriamente acchiappava a Luino, e di spillarla al lemma che le compete» (Tabucchi 2013, p. 56).

continua...
 

“To be for peace is not a political statement”. Essere per la pace non è una posizione politica.

Martina Melilli

Aqabat-Jaber  Eyal SivanPerché questo è per Eyal Sivan il cinema: politica. O meglio: il mostrare in maniera chiara ed esplicita il proprio punto di vista. Politico. La sua carriera cinematografica prende avvio infatti dalla stesura di una teoria del documentario, di cui il suo primo film, Aquabat Jaber. Passing Through (1987, Grand Prix “Cinéma du Réel” dello stesso anno) nasce come pura esemplificazione. Un film-saggio. “Un progetto estetico-politico”. Così Sivan definisce i suoi film. Non considerandosi colui che svolge una professione, in questo caso quella del regista, ma piuttosto colui che porta avanti una ricerca, estetica e politica, appunto. Di cui il film è solo il contenitore. Un mezzo d’intervento politico atto a stimolare un dibattito.

continua...
 

Inside Kotoko: analisi audio-visiva

Giulio Vicinelli

kotoko1Kotoko di Tsukamoto Shin’Ya si caratterizza certamente per la particolare attenzione che il regista ha dedicato alle questioni relative alla forma, che qui viene investita di una portata significazionale di livello primario, talvolta addirittura superiore a quella riconosciuta ai codici attoriali e verbali.
Soprattutto durante i climax emozionali, le scelte stilistiche di Tsukamoto escludono l’opzione mimetica in favore di una poetica della manipolazione espressiva del reale il cui esito di maggior rilievo è certamente quello di creare una forma particolare di soggettiva, che chiameremo soggettiva mentale-percettiva, nella quale lo spettatore, attraverso una serie di alterazioni dei dati audio-visuali, viene indotto a sperimentare condizioni psicologiche affini a quelle esperite dai personaggi.

continua...
 

Film d'Autunno - Nessuno tocchi il sogno

Michele Sardone

Se il cinema è morto, non resta che inscenarne la ricognizione e l'autopsia. Le immagini sulle quali scorrono i titoli di testa di The Canyons sembrano confermare l’assunto di partenza: sale cinematografiche abbandonate, seggiolini consumati dall’incuria, schermi vuoti e sfondati, relitti di un’apocalisse che non ha risparmiato nulla, neanche l’umano, salvo l’occhio che registra i postumi della catastrofe. Paul Schrader assume il punto di vista del superstite che non può nulla se non chinarsi sul corpo ancora caldo della vittima e cercare tracce che conducano all'assassino, e al movente. Ma l'occhio indagatore non giunge ad alcuna conclusione razionale, anzi, le tracce visibili sono solo apparenze, fatte apposta per cogliere in fallo il raziocinio, frammenti e frame residui di uno specchio immaginale rotto.

continua...
 

Plenitudine del vuoto

Bruno Roberti

film the canyons«Questa è la terra morta

Questa è la terra dei cactus

Qui le immagini di pietra

Sorgono, e qui ricevono

La supplica della mano di un morto

Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo»
(Thomas Stearns Eliot, The Hollow man)

«Col rifiutarsi di nominare, definire o delimitare il vero Iddio, stava sforzandosi di creare quella che potrebbe chiamarsi la plenitudine del vuoto, dove l’immaginazione di Dio possa mettere radici»
(Henry Miller, Il tempo degli assassini)

continua...
 

Da DeLillo a Cronenberg: la bolla del tempo

Raffaele Cavalluzzi

Cosmopolis5«C’è abbastanza dolore per tutti, adesso» (Cosmopolis)

Rispetto al film Cosmopolis (2012) di David  Cronenberg il fattore cruciale della poetica di Don DeLillo, autore dell’omonimo romanzo (2003) da cui la pellicola è tratta, è dato dalla drammatica percezione del protagonista del racconto, e del testo in generale, della bolla del tempo, che, oggettiva e confermata essenzialmente dalla tecnologia più avanzata, spiazza ogni tradizionale contestualità esistenziale dell’uomo nel passaggio al nuovo millennio.

 

continua...
 

Metafisica degli eccessi: Bling Ring

Vincenzo Martino

altAccecati da un mondo fastoso che dista solo pochi chilometri, un gruppo di ragazzi svaligia le abitazioni di alcuni tra i personaggi più famosi della frivola Hollywood.




continua...
 

Mi piace lavorare: L’intrepido

Francesco Saverio Marzaduri

lintrepidoC’era un giovanotto, molto saggio e gentile. Dicono che vagasse molto, molto lontano, per mare e per terra. Era un po’ triste, la stanchezza negli occhi. Ma era molto saggio... Finché un giorno, quel giorno, la magia valicò la mia strada, e mentre parlavamo di tante cose, di folli e di re, questi mi disse: «La cosa più grande che mai si possa imparare, è solo per amore ed essere amati in cambio».
(Nat “King” Cole, Nature Boy)

continua...
 

Is this land mine? (può una domanda far partire una rivolta?)

Silvia Calderoni

alt(English Version)

NoveDicembreDuemilatredici

Soundtrack: Eddie Vedder - Guaranteed

È da quasi un mese che rimando questo scritto. Non per pigrizia o per costipazione del tempo. Ma per un cruccio che non so risolvere. Mi spiego.
Scrivere su una rubrica di teatro.
L’idea iniziale era provare a restituirvi per scritto un’esperienza vissuta questa estate in Romania, al Festival estivo di Rosia Montana, luogo che lega musica, teatro e laboratori ad una lotta nel mezzo delle montagne rumene contro una multinazionale Canadese che vuole riaprire una cava per l’estrazione dell’oro che “ammalerebbe” tutta la valle. (Parole come LOTTA… VALLE… l’analogia è facile…).
Progetto bizzarro il nostro1, sulla carta un workshop teorico e pratico di teatro, nella pratica un viaggio interstellare partito dal fango, partito da una domanda:

IS THIS LAND MINE? (può una domanda far partire una rivolta?)

continua...
 

«Scrivere un’altra fine con altre finalità». Conversazione con Armando Punzo


Gemma Adesso - Matteo Marelli

punzoLa stagione teatrale del Kismet OperA di Bari si è aperta lo scorso 26 ottobre con Hamlice, lo spettacolo scritto e diretto da Armando Punzo e messo in scena dalla Compagnia della Fortezza. 
Dal 1988, gli attori-detenuti del carcere di Volterra portano “fuori” storie e personaggi per invertire i tempi, rifondare gli spazi e immaginare altri confini. Una vera e propria rivoluzione che attraverso i testi letterari passa per il teatro, sovverte la lingua e le forme, per provare a immaginare possibilità altre di sottrarsi a un ruolo definitivo, scritto per sempre.
Partendo dall’Hamlice, abbiamo discusso con Armando Punzo di queste possibilità, di come i corpi degli attori divengano altro nella contaminazione infinita con il mito.

continua...
 

Corpo: casa-prigione

Gemma Adesso

«Vedere un corpo significa proprio non afferrarlo in una visione: la vita stessa vi si distende, vi si spazia».
(Jacques Derrida)

La rovina si mostra da sempre in atto come forma data e mai pienamente compiuta. Se c’è una connessione tra il cinema e il teatro non è tanto nell’inventare la rappresentazione quanto nell’esorcizzare, attraverso la rappresentazione, l’inesorabile deriva della visione dentro i luoghi di un abbandono che sembrerebbe irreversibile. Se il cinema è la forma più riuscita di “teatro fotografato” perché ha riprodotto infinitamente la disgregazione naturale degli elementi (della finzione)1, il teatro rende impossibile la ripetizione fissa di un crollo a venire, ma ne inscena la caduta nella durata di un’azione finita e mai uguale.

continua...
 

Mercuzio non vuole morire

Matteo Marelli

È uno stormire di bambine in tutù a sussurrare all’orecchio la folle intenzione: «Mercuzio non vuole morire!». Nonostante gli scontri e le ferite, riprende fiato si rialza e combatte di nuovo, duellando con chiunque abbia una spada perché forte è il desiderio di rivendicare la sua esistenza, e lui sa bene che il teatro e la poesia lo possono salvare.
L’idea scandalosa di questo spettacolo della Compagnia della Fortezza è che Mercuzio non vuole più essere «un sogno iniziato all’apparire della storia», e si ribella a quel testo che lo costringe, ormai da 400 anni, a morire, troppo presto, ogni sera. Non è più disposto al sacrificio per un dramma che non gli appartiene, non accetta che il suo nome sia sinonimo di tragedia: sì, perché quando Mercuzio esce di scena cominciano le morti di tutti i giovani della «bella Verona», che macchiano di «sangue veronese mani di veronesi».

continua...
 

Il ritorno a casa

Luca Pacilio

ritorno a casaAnni Sessanta. Teddy, divenuto professore universitario, torna dall’America, dopo nove anni, nella casa londinese, un universo proletario maschile in cui vivono il padre, due fratelli e lo zio; la madre è morta anni prima. L’uomo arriva di notte, con la moglie, una donna che i familiari non conoscono. Non ha avvertito nessuno.

continua...
 


Speciale Crossroads 2017




Teniamoci in contatto

FacebookTwitterFlickrInstagramPinterestYoutube