Vincenzo Martino

gravityTrambusto. Poi silenzio, pace, sensazione di assenza, di gravità e quantità; spazio e spazi, blu tenebra e azzurro cielo a confronto: ė dipinto in questa cornice l'incipit di Gravity, presentato fuori concorso a Venezia, ultima fatica di Alfonso Cuarón che ancora una volta si (re)inventa, abbracciando nuovamente una produzione milionaria e scegliendo l'alta quota, quella siderale, come strada/mezzo per esorcizzare un lutto - quello della dottoressa Rayan Stone, nome e fisionomie mascoline che tanto sembrano rievocare la Ripley di Alien -  tramite una (ri)nascita che parrebbe (nella dovuta misura) anche riproposizione (genuflessa) del 2001 archetipo kubrickiano; e difatti proprio laddove si interrompevano (se così si può dire) le avventure del discovery one e del suo equipaggio - e dunque l'orbita terrestre - prende piede la breve odissea di Rayan e del pilota Matt, per poi concludersi tra le terre rosse di un'Africa deserta (evidentemente attraverso un percorso inverso ma disseminato di citazioni: e penso a penne sospese e corpi fluttuanti in posizione fetale).


A legare i due astronauti vi è solo un laccio, cordone ombelicale fonte di sostentamento, sopravvivenza; una volta spezzato si è costretti a muoversi autonomamente, senza guida, alla deriva, sospesi in una voragine vuota e vertiginosa. A mancare, in quest'esplosione di corpi celesti, è (paradossalmente) la sospensione, quella filmica, in un plot che si spegne bonariamente proprio li dove la genealogia di un genere piantò radici.

Spazio dicevamo, ma anche spazi che il 3D (per nulla accessorio) ricalca - rendendo una profondità di campo efficace nonostante la stretta vicinanza della camera ai personaggi – ridisegnando, con geometrica delicatezza, matrioske di figure sferiche per cui volti, caschi e pianeti appaiono un tutt'uno in divenire. Gli stessi spazi protagonisti di un'altra visione veneziana, Tracks, analisi di una solitudine - quella della scrittrice/avventuriera Robyn Davidson che attraversa in solitaria un percorso di 2700 km - tanto vicina a quella della dottoressa Rayan: entrambe disperse in deserti capaci di soffocare nella loro immensità, l'uno fatto di polvere e sabbia, l'altro di stelle e comete, l'uno bollente, l'altro gelido.