Gemma Adesso

altLa camera di Delaporte è lo strumento musicale che accompagna le rincorse di Victor in una fuga tragica verso la meraviglia sgomenta del suono. Più che da vicende particolari (l'allontanamento dalla madre malata, l'avvicinamento a un padre estraneo ma famoso direttore d'orchestra, il gioco del calcio, l'innamoramento) Victor è percorso da una dimensione periferica, ventosa, di spazi aperti ricomposti in passaggi di sguardi e gesti interrotti, in riprese e rincorse che hanno il privilegio della penombra.


La sensibilità tenue ma ferma di Delaporte lo segue in ogni movimento, colmandone i vuoti, accarezzandone la solitudine rabbiosa di bambino in guerra con la dispersione del mondo.
I colpi di martello (nietzscheani più che mahleriani) segnano passaggi drastici, scandiscono i rintocchi di sconosciute somiglianze nell'alternanza di magrezze selvagge e civili opulenze, di pianure desertiche e concentrazione stabile di senso.
La musica che si fonde ai pensieri dà la direzione all'ampiezza arida del sogno: la sesta sinfonia di Mahler sostituisce parole di irrisarcibili mancanze, giustifica l'essenza di figlio e l'assenza di padre.

Un sorriso totale sospende l'ultimo colpo, il corso del tempo e l'inevitabilità della fine.