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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 26 | primavera 2017

Mommy

Giona A. Nazzaro

xavier dolan mommy affiche 0Xavier Dolan o del piacere. Lo senti che a stare sul set lui gode. Un piacere così radicale non si trova facilmente. Dolan adora intossicarsi nelle materie vive del suo cinema. Lui, davvero, crea un altro mondo. Un universo pieno di correlati oggettivi. Robe da toccare, annusare, accarezzare nel corso della realizzazione del film. Perché si capisce che il suo piacere deriva dal fare, dal processo della realizzazione del film. Set: casa dell’altra vita. Ci piace immaginare Dolan come un visionario sarto che mette insieme la sua tela del mondo selezionando le stoffe più pregiate, permettendo di indossarle solo alle persone che ama o che soddisfino il suo sguardo. Il suo piacere degli occhi. Dice: Dolan ha solo il cinema alle sue spalle. Nient’altro.


Ma il cinema vissuto come lo vive Dolan, come messa in scena del cuore e dei sentimenti, come un orgasmo che si moltiplica instancabilmente con ogni stacco di montaggio, che irrompe sulla superficie dell’immagine con ogni canzone scelta per il suo valore filmico, non è più cinema, assomiglia paurosamente alla vita. A quella vita che vorremmo ci baciasse in bocca. Certo, Dolan, ancora giovanissimo, già padroneggia alla perfezione il suo registro. La maniera parrebbe essere dietro l’angolo. Ma è il plusvalore di gioia e di felicità che fa tutta la differenza del mondo. Nei film di Dolan si gode. Anche quando la vita inizia a colpire forte e cattiva. Certo, è evidente, lui la vita la ama in quanto possibilità di cinema. Eppure, rispetto ad altri formalisti o manieristi, lui resta dalla parte dei corpi.

Non si trasforma in un feticista dell’immagine. Il feticismo di Dolan pertiene ai corpi, ai vestiti, alle voci, ai colori, alle forme possibili della seduzione. Tutto in funzione del godimento. Perché nel godimento c’è ancora speranza. E la speranza è bella da guardare. Non ci sono illusioni nel cinema di Dolan. La bellezza non è facile da conquistare e si trattiene anche meno. Eppure. Questo è il beau combat che vale la pena impugnare. Anche rischiando di spaccarsi la faccia. Quello di Dolan è cinema che tracima come un'officina che lavora a pieno regime. Come un corpo vivo che brucia di vita. Certo: è un metodo, che potrebbe essere maniera domani, ma nessuno guarda l’amante la mattina dopo come se domani dovesse lasciarlo. All’alba lo sguardo che posi sul corpo che giace a fianco al tuo è quello del futuro. Quello della speranza. Piace pensare che Xavier Dolan faccia cinema per una tribù di amanti impegnati a sopravvivere. E a continuare a vivere. Non è (anche) questo il cinema? Xavier Dolan Anyways.


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