www.uzak.it - ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
anno IV | UZAK 14 | primavera 2014

Cose mai viste

Metropia

Diego Mondella

metropia4Anno 2024. L’Europa, alle prese con una profonda crisi energetica, è attraversata da una gigantesca rete metropolitana. Una mattina, Roger Olafsson, impiegato della Trexx Corporation (multinazionale che gestisce il traffico ferroviario) decide di non andare al lavoro. Entra in una stazione e sente delle strane voci nella sua testa. Poco dopo incontra l’affascinante Nina, che presta il suo volto per una pubblicità dello shampoo, e la segue. Lei, figlia di Ivan Bahn, il capo della società, lo aiuterà a disfarsi di questa fastidiosa voce che lo perseguita. E gli aprirà gli occhi su una pericolosa verità: l’uomo è al centro di una cospirazione e rischia di essere ucciso.


Un omuncolo con la testa quasi più grande del corpo attraversa in bicicletta una Stoccolma plumbea e fumosa, tra discariche, ammassi di copertoni, e ancora cartacce e calcinacci ai bordi delle strade. Con andatura pesante e macchinosa (è come se non reggesse il peso di una mente già troppo ingombra da poter essere portata sulle spalle), raggiunge ripiegato su se stesso uno dei tanti edifici fatiscenti della città.

Qui, dove vive con la sua compagna Anna in uno squallido appartamento ricolmo di bambole di Hello Kitty, sente delle strane voci provenire dalla sveglia che lo chiamano per nome. Si convince che si tratta soltanto di un brutto scherzo della sua immaginazione. Quando però entra nel palazzo della Trexx, percepisce nuovamente quella voce dentro il suo cervello.
Listen to inner you (Ascolta te stesso). È questo lo slogan che campeggia sui cartelloni pubblicitari della capitale svedese. Ed è questa la filosofia di un futuro (non molto lontano) che prevede il controllo completo sulla nostra sfera cognitiva. Nell’odierna “società della sorveglianza”, «il mondo si presenta come conversazione ininterrotta, che sfugge ai suoi protagonisti e li rende disponibili per l’ascolto altrui». (Rodotà, 2005, p. 28).

Dal Panopticon di Bentham (analizzato da Foucault in Sorvegliare e punire) ad Echelon, passando per 1984 di Orwell, la storia è cosparsa di Grandi Fratelli o consimili. E le tecnologie sempre più invasive non hanno fatto altro che esasperare la delegittimazione della privacy e la logica manipolatoria del potere, sia esso politico o economico (nel film, i Grandi della terra sono i proprietari delle major commerciali, ma anche “il re dei cambiamenti climatici”).
In Metropia, il campione di normalità Roger viene scelto come “soggetto” da spiare 24 ore su 24 (nella sede della Invoice decine di monitor si trasformano in finestre aperte sulle abitazioni dei soggetti, grazie a telecamere nascoste nei televisori). Il suo “doppio” Stefan, che ascolta con le cuffie l’attività mentale dell’uomo come l’agente della Stasi in Le vite degli altri, si introduce furtivamente nei suoi pensieri.

Tarik Saleh visualizza una delle ossessioni predilette da Philip K. Dick: la lotta del singolo contro l’oppressione delle istituzioni e delle organizzazioni, la segretezza del potere (vedi Il sognatore d’armi e Un oscuro scrutare). E ci fa lentamente sprofondare in un vortice di paranoia. Quella paranoia che - secondo uno studio di Carl Freedman su Dick - «è un’ideologia che si adatta benissimo ad una società capitalista, dominata a un tempo dalla centralità della merce (e del suo feticismo) e dall’onnipresenza del complotto» (Caronia/Gallo, 2006, p. 146).
Il regista di origini egiziane ci inoltra in un asettico, grigiastro e deteriorato universo animato, dalle atmosfere kafkiane. Sullo sfondo di una Europa prossima e allo stesso tempo così vicina: siamo nel 2024, ma il reality game “Asylum” in cui quattro concorrenti extracomunitari si giocano a colpi di domande la permanenza nel “paese dei sogni”, pena il “respingimento” al volo in mare, riporta alla luce inquietanti spettri del presente… .

Una Europa vista come una sterminata rete metropolitana che collega sui binari ogni angolo del Vecchio Continente: da Stalingrado a Parigi. Una rete globale, simile a quella internettiana in cui si stabiliscono infinite connessioni. O ancora, speculare a quella cerebrale, ricettacolo di sinapsi, simultanee giunzioni neuronali.
Un sistema totalitario mascherato da progetto “pacifico”, nato per abbattere i confini geografici, si fa corpo vivente. Anche se non è fatto di carne e di ossa, ma di acciaio, pietra e cemento. In quanto corpo, possiede un cuore ed un’anima ed il sangue che scorre nelle sue vene si chiama Dangst. Un miracoloso shampoo antiforfora, prodotto in un hangar di Berlino, sul cui flacone risalta una bionda con sguardo ammiccante (Nina).

In una società sclerotizzata, a-desiderante e infertile (gli spot del Viagra tappezzano i vagoni della metro) la seduzione del linguaggio pubblicitario è il miglior viatico per manovrare le abitudini dei consumatori. Roger è sotto la doccia: qui gocce di liquido bluastro penetrano attraverso i bulbi del cuoio capelluto e si insediano con dei microchip organici all’interno del cervello. Da quel momento lo vedono e lo sentono. E, a sua volta, lui sente se stesso (Listen to inner you).
Personaggi dai corpi smilzi ed atrofici che si muovono al rallentatore come tanti automi, con occhi e volti dalle proporzioni deformate, provano a dimostrare a loro stessi che hanno ancora dei sentimenti autentici. Nel finale, Roger, tornato a casa con l’acquario ed il pesce di Stefan (le uniche cose sopravvissute all’esplosione della Invoice), riabbraccia la sua Anna, mentre per la prima volta il cielo sembra liberarsi dalle nubi.

L’esperimento da thriller fantascientifico (a cui ha collaborato in fase di sceneggiatura anche Stig Larsson) è apprezzabile per l’originale tecnica d’animazione che unisce immagini, disegni e frottage. E non si possono non lodare certe interessanti soluzioni, come alcune angolature nelle inquadrature, oppure l’uso in chiave espressiva di primi piani e zoom. Purtroppo, però, tranne gli ultimi cinque minuti in cui il povero travet viene inseguito sotto i tunnel dagli uomini della sicurezza, Metropia viaggia su un ritmo blando e anemico. Un po’ come i suoi protagonisti, allucinati ed inconsapevoli spettatori delle proprie vite.


Bibliografia

Caronia A., Gallo D. (2006): Philip K. Dick. La macchina della paranoia, Agenzia X, Milano.

Rodotà S. (2005): Intervista su privacy e libertà, Laterza, Bari.




 


Titolo
: Metropia
Anno: 2009
Durata: 86
Origine: SVEZIA, DANIMARCA, NORVEGIA
Colore: C
Genere: ANIMAZIONE
Specifiche tecniche: 35 MM
Produzione: ATMO MEDIA NETWORK, FILM I VÄST, SVERIGES TELEVISION (SVT), SANDREW METRONOME, ZENTROPA PRODUCTIONS, TORDENFILM AS, CANAL TELEVISION AB, TRUST FILM SALES 2 APS,

Regia: Tarik  Saleh
    
Sceneggiatura: Stig  Larsson; Fredrik  Edin; Tarik  Saleh     
Fotografia: Sesse  Lind     
Musiche: Krister  Linder     
Montaggio: Johan  Söderberg     
Scenografia: Martin  Hultman

Riconoscimenti

Reperibilità