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- ISSN 2039-800X
Trimestrale online di cultura cinematografica
Diretto e fondato da Luigi Abiusi
anno VII | UZAK 27 | estate 2017

Cose mai viste

The forbidden room

Gemma Adesso

«E quando furono saziati, disse ai discepoli: “raccogliete i pezzi avanzati che nulla si perda”.»
Giovanni, 6:12





Nel sistema Maddin-Johnson l’avanzo è parte determinante di una parabola dell’assurdo in cui la coerenza narrativa esplode nella successione di storie improbabili e di prospettive rovesciate. Ogni residuo dinamico coincide con un quadro clinico, ogni quadro clinico è un fenomeno dissoluto della memoria. All’estenuazione cerebrale del riconoscimento di citazioni iperboliche, di forme, generi e contenuti fa da contrasto la pratica rilassante del bagno caldo promossa in un tutorial iniziatico dell’abluzione e dell’asciugatura: per non affogare, dopo aver riempito di acqua schiumante la vasca, la sapienza d’alluce dovrà certificarne la temperatura e dare il via libera all’affondo del corpo; seguirà la fase della frizione con la spugna, lentamente, dalle ascelle ai genitali. La meta ultima è sempre nel basso oscuro dove la vergogna si annida per generare patologiche manie.

Che si tratti di melmosi bassifondi dell’oceano o di ramificazioni boschive, di vasche da bagno o di sottomarini, il cinema resta una pratica di immersione che parte dall’occhio per raggiungere la più pericolosa delle stanze interiori dove le ossessioni sbranano nella mostruosa convergenza di incubo e di veglia. Il risultato coerente di un racconto della contingenza è nel pasticcio di forme e visioni, nello squilibrio perfetto delle allucinazioni estatiche dello spettatore sprofondato perso tra le mila leghe, le verghe, le alghe. Nelle infinite curvature dell’accidente, un boscaiolo alla ricerca di una delle belle scomparse seriali di ogni fiaba può entrare misteriosamente nella camera d’aria di un sottomarino carico di gelatina esplosiva e un anziano americano, sopravvissuto a chissà quale terrificante naufragio casalingo, ricordare le fasi di insaponatura e risciacquo in spazi-tempi diversi ma contemporanei di un implacabile conto alla rovescia.

L’accesso in The forbidden room è consentito solo a quegli eroi della banalità (boscaioli giardinieri dottori marinai e spettatori) capaci di superare prove demenziali e di risolvere enigmi amnesici prima che l’asfissia sopraggiunga. La durata del film coincide con il residuo di aria rimasta all’interno del sottomarino: 2 ore e 10 minuti è il calcolo esatto di un allucinatorio soffocamento. Maddin-Johnson innalzano l’insignificante all’altezza del pathos, passando dal film muto al videoclip, dalla didascalia alla dissolvenza in un sistema di esplosione grottesca dello spreco in cui tutto è vortice, delirio ritmico, frenesia di penetrazione in profondità, perversione della dimenticanza e miracolo della moltiplicazione.

Nella vasca si compongono pezzi di corpo alla deriva; sul fondo si addensa il ricordo della carne estirpata un pezzo dopo l’altro e delle fratture raddrizzate in qualche ospedale oracolare o santuario del nulla.
La stanza più pericolosa è la sala da bagno, recondito spazio della psiche dove l’abbandono è un accesso all’invisibile indiscreto e ogni principio ricominciare da una grande esplosione.





Titolo: The Forbidden Room
Durata: 130'
Anno: 2015
Colore: C, B/N
Genere: SPERIMENTALE
Produzione: PHI, BUFFALO GAL PICTURES, KIDAM
Specifiche tecniche: 1.85 : 1, DCP

Regia: Guy Maddin, Evan Johnson

Interpreti: Roy Dupuis, Clara Furey, Louis Negin, Udo Kier, Gregory Hlady, Mathieu Amalric, Noel Burton, Geraldine Chaplin, Charlotte Rampling.
Sceneggiatura: Guy Maddin, Evan Johnson
Fotografia: Benjamin Kasulke
Montaggio: John Gurdebeke
Musiche: Galen Johnson, Guy Maddin, Jason Staczek 

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